Fattori di crescita per ricostruire i denti. Interventi o macchinette invisibili per riallinearli. Metodi professionali o fai-da-te per renderli smaglianti. Persino il lifting delle gengive. Ecco cosa si fa per una bocca perfetta.
L'ultimo accessorio dell'industria cosmetica è lo snap-on smile, sorriso istantaneo su misura. Si sceglie la dentatura preferita, che sia quella di Julia Roberts o Tom Cruise o una più anonima bocca perfetta, e in tre mesi si ottiene il sorriso desiderato. Niente anestesie, trapani, operazioni. È una specie di calco da indossare sopra i denti «per un matrimonio, un'intervista di lavoro, o per imitare una celebrity», come ha dichiarato Philip Lewis, il dentista dell'Isola di Wight, in Gran Bretagna, che per primo ha importato la tecnica dagli Usa.
Non è l'unica novità per ottenere una bocca da sogno. Alla London smile clinic fanno interventi di design per trasformare anche la dentatura più impresentabile in un sorriso da copertina. Gli interventi, progettati al computer e seguiti passo passo dal paziente prima che si passi all'azione, comprendono corone in ceramica, sollevamento delle gengive, applicazione di ponti e impianti. Se c'è qualcosa su cui gli esperti sono d'accordo è che un bel sorriso dipende sì da denti bianchi e regolari, ma anche da gengive sane e da una bocca armoniosa. Senza ricorrere a interventi horror e restauri ispirati alle star, su cui non pochi esperti nutrono dubbi, oggi la strategia del sorriso si può perseguire anche in Italia correggendo i difetti di denti, labbra e gengive.
Prima mossa, una bocca sana
Se denti e gengive non sono sani, inutile pensare a interventi di ingegneria sul sorriso. L'igiene della bocca è il primo passo: lavarsi i denti tre volte al giorno dopo i pasti, usare il filo interdentale, pulizia dei denti due volte l'anno. Diversamente si rischiano i danni prodotti dalla placca, quel misto di saliva, residui di cibo e cellule morte terreno di crescita per i batteri. Se non rimossa con lo spazzolino, in pochi giorni si mineralizza e forma il tartaro; e le tossine dei batteri provocano infiammazione, la gengivite, il cui sintomo è il sanguinamento. «Non esistono gengive delicate, come a volte si sente dire. Se ci si spazzola i denti e sanguinano, sono infiammate» avverte Roberto Weinstein, docente di odontostomatologia all'Università di Milano.
Se avanzata, la gengivite causa arrossamenti e gonfiore. Fino a qui, il danno è reversibile con una pulizia accurata. Ma con il tempo può evolversi nell'infiammazione dell'apparato di supporto dei denti, osso e legamenti: la parodontite, che una volta veniva chiamata piorrea. A questo punto, i rimedi salvasorriso si fanno più invasivi.
Se il danno è fatto
Se l'osso è eroso in modo circoscritto, per ripararlo esistono interventi chirurgici in anestesia locale. «Si incide la gengiva, si rimuove il tessuto malato e si inseriscono materiali che consentono la rigenerazione dell'osso» dice Weinstein. Le prime tecniche erano basate su innesti di osso prelevati dal corpo del paziente. Oggi si usano membrane in Gore-tex o collagene, cui sono associati innesti di osso autologo combinato con biomateriali come l'osso deproteinizzato di origine bovina. Sono in sperimentazione sostanze come il Pdgf, fattore derivato dal sangue che stimola la crescita delle cellule del parodonto, o le Bmp-2, bone morphogenetic protein.
Se la parodontite è avanzata, o in caso di traumi, ci sono gli impianti, così sofisticati da imitare alla perfezione i denti naturali. Qui le novità si susseguono. «Le viti dell'impianto in titanio sono trattate con bagni galvanici, elettroforesi o acidi per renderle più ruvide e velocizzare il processo di integrazione con l'osso» spiega Massimo Simion, docente di parodontologia all'Università di Milano.
Anche la chirurgia è più affidabile. «Si fa la tac al paziente, al computer è ricostruita in tre D la cresta ossea senza denti e si valuta la posizione degli impianti. Poi si crea una specie di dima chirurgica da inserire in bocca, che guida le frese dell'operatore» specifica Simion. «Ciò permette di preparare in anticipo la protesi da collocare sugli impianti. Una volta si aspettava per quattro mesi perché l'impianto si integrasse con l'osso. Oggi si dimezzano i tempi e i denti artificiali si inseriscono subito» dice Weinstein.
Gli sbiancanti per denti sono a base di perossido di idrogeno. Il dentista fornisce mascherine su misura che vanno riempite con la sostanza e portate di notte. i prodotti fai-da-te sono a base dello stesso principio attivo, ma meno concentrato
Niente più ferretti
Con l'età i denti tendono a sovrapporsi, e un leggero accavallamento rischia di trasformarsi in difetto. Poi ci sono i problemi trascurati. Insomma, la cura della macchinetta tocca anche da adulti. E a molti l'idea dei ferretti non va giù. Per renderli un po' più estetici, da tempo ne esistono alcuni in cui i bracket, gli attacchi da fissare sui denti, sono in ceramica trasparente. Non sono però invisibili, e il filo che tira i denti è in metallo.
Una soluzione è l'apparecchio linguale, quello che ha portato anche Cruise per raddrizzare il sorriso. «Gli attacchi sono fissi, ma ancorati sulla superficie interna dei denti» precisa Antonia Cortella, specialista in ortognatodonzia. I limiti: è necessaria qualche sofferenza in più; costano abbastanza; serve più tempo per correggere il difetto; ogni seduta dura più a lungo. Infine gli attacchi sull'interno dei denti possono causare, specie all'inizio, fastidiose ulcerazioni alla lingua.
Nel caso di difetti non troppo gravi, c'è un'altra opzione: le mascherine invisibili. «Si fa al computer lo studio del difetto e dello spostamento per correggerlo, poi vengono create mascherine sequenziali in resina sottilissima, cambiate dall'ortodontista ogni 4-6 settimane. La durata della terapia dipende dalla gravità del caso, in genere non supera i 15-18 mesi» dice ancora Cortella.
Fonte:
Panorama