Dieta e benessere

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28 gennaio, 2008

La cronodieta

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MedicinaLive ci parla della cronodieta elaborata nel 1992 dal medico italiano M.Todisco, basata sui principi della cronobiologia , cioè la scienza che studia i ritmi biologici. Secondo questo approccio per conseguire un dimagrimento stabile e/o per mantenersi in forma non è importante fare attenzione solo alla quantità di calorie assunte, ma anche al momento della giornata in cui questo accade. Secondo questo regime dietetico i cibi vanno assunti in funzione dei diversi momenti della giornata secondo i principi nutritivi in essi contenuti. I carboidrati vanno consumati nella prima parte della giornata, a colazione o durante il pranzo, mentre le proteine vanno consumate la sera.

La cronodieta prevede il consumo di quasi tutti i tipi di cibo nella quantità desiderata: non è necessario pesare gli alimenti che vanno assunti quotidianamente, nell’arco di 4-5 pasti (colazione, spuntino di metà mattinata, pranzo, merenda e cena). Fra questi il più abbondante sarà il pranzo, che insieme alla colazione rappresenta il momento della giornata più opportuno per consumare cibi molto ricchi di carboidrati come riso, cereali, patate, dolci, pane, pasta e frutta. Nell’intervallo di tempo che intercorre fra il risveglio e il primo pomeriggio l’organismo è infatti più attivo e ha l’opportunità di consumare le calorie assunte; ne consegue che la cena sarà il pasto più leggero durante il quale andranno assunti cibi ad alto contenuto proteico come pesce, uova e carne, pollame, latte, formaggio, yogurt. La cena, inoltre, non va assolutamente consumata subito prima di mettersi a dormire.

I cereali e i loro derivati (pane pasta, riso, farina, grissini, biscotti, fiocchi di mais) vanno dunque consumati durante la prima parte della giornata, distribuiti tra la colazione e il pranzo, lo stesso vale per il legumi (fagioli, lenticchie, ceci) e le patate, oltre che per le verdure più ricche di zuccheri come le carote, i carciofi, i broccoli, le cipolle, la cicoria, la verza e i pomodori. Tutti gli altri tipi di verdura possono invece essere consumati sia a pranzo che a cena. I cibi ricchi di proteine vanno alternati durante il pasto serale.
Altri accorgimenti: la frutta va mangiata intera e non sotto forma di succhi e/o spremute. Inoltre è indicato il consumo di riso e mais al posto di pasta, pane e patate e quello di cibi integrali al posto di quelli raffinati, meglio, ad esempio, consumare zucchero di canna al posto di quello bianco. Bisogna anche fare attenzione a non associare proteine e carboidrati nel corso di uno stesso pasto e, allo stesso modo, non bisogna bere alcolici o caffè durante i primi pasti della giornata pasti a base di carboidrati. Il consumo di queste bevande va quindi rimandato alla sera. Per conseguire dei buoni risultati vanno eliminati gli spuntini notturni e occorre evitare il più possibile il consumo di dolci così come vanno in ogni caso evitati i grassi animali, formaggi grassi, parti grasse degli animali, salumi e insaccati.
Questo tipo di dieta può richiedere anche un drastico cambiamento delle abitudini alimentari e risultare così difficilmente adattabile alle esigenze individuali, si pensi infatti alle persone che per motivi di lavoro o di svago, nel caso ad esempio frequentino una palestra, si ritrovano a dover affrontare un notevole dispendio di energia nelle ore serali e necessitano quindi di assumere in quelle ore una maggiore quantità di carboidrati.

Fonte: Gattivity

24 gennaio, 2008

La rivincita dei cocktail leggeri

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La famiglia dei coktail leggeri
Pochi conoscono i cocktail leggeri, tanto meno le caratteristiche, per questo è tempo di restituirgli dignità. In fondo parliamo di primi attori della mixability, mica briscole. Nella grande famiglia ci sono tipi di ogni genere: dai mix con gelato (Ice cream drinks) ai drink profumati con spezie ed erbe aromatiche, dai wine cocktail ai frullati, dalle specialità più piccanti a quelle più innocenti come smoothie e lassi. Ad accomunarli una base alcolica leggera (o inesistente) e un'alchimia di sapori che regge il confronto con quella dei drink più robusti. Chiamiamoli allora per nome e per cognome, invece di relegarli agli angoli bui della drink list come succede nel 99% dei cocktail bar. Otterremo un sorriso da chi ama bere leggero. Cattureremo le simpatie di chi vuole stare in forma, di chi per motivi religiosi non beve alcolici e di chi, più in generale, non ama le miscele rinforzate. Specie adesso, in un momento di leggi proibizioniste e di etichette anti-alcol, di baristi tutti maligni e clienti tutti beoni, di denunce e caccia agli untori. Visto che bisogna attrezzarsi ecco alcune alternative ai Cuba, Negroni e agli altri soliti noti. Prima di iniziare occorre fare alcune precisazioni tecniche.

La classificazione alcolica
Le bevande miscelate sono classificate in base al loro contenuto alcolico percentuale in Nad, Mad, Vad. Le Nad (non alcoliche) hanno un contenuto alcolico dell'1% in volume, le Mad (mediamente alcoliche dal 2 al 21%, le Vad (alcoliche) oltre il 21%. In base alla quantità i mix possono essere short (drink alcolici che non superano i 90 grammi), medium drink o doppi cocktail (da 90 a 130 grammi) e long drink, miscele che contengono non meno di 130 grammi di prodotti. Secondo il manuale del bravo barman, mentre i long e i medium drink possono essere analcolici, gli short devono contenere per regola sempre una parte alcolica.

Le varietà
Dopo queste dovute sottolineature passiamo agli esempi pratici. Nella categoria dei cocktail leggeri rientrano gli sparkling, sia quelli tradizionali a base di spumante, prosecco o Champagne, sia i nuovi light sparkling, ovvero i drink analcolici colmati con soda o minerali molto effervescenti. La forbice spazia dunque dai classici Bellini, Rossini, Mimosa, Spritz, Kir (anche nelle versioni Royal o Imperial) alle versioni analcoliche di noti drink. Nel primo caso si tratta di cocktail a basso tenore alcolico come il fruttato Garibaldi (3/10 Campari, 7/10 di spremuta d'arancia) o il dissetante John Collins (3/10 gin, 2/10 di succo di limone, 4/10 di soda e un decimo di sciroppo di zucchero). Nell'altro caso parliamo di rivisitazioni sobrie tout court. Per esempio per realizzare un “Cuba Libre” analcolico, basta pestare il succo di un lime con zucchero, aggiungere ghiaccio a cubetti in abbondanza, cola, qualche goccia di Angostura e infine completare con una spruzzata di seltz. Si può “disarmare” anche il “Mojito”, sostituendo la base alcolica con sciroppo di menta bianca e minerale effervescente. Per dare aromi e profumi insoliti ai light sparkling è possibile giocare anche con erbe e spezie. Nella drink list del Tearose di Monza, per esempio, spiccano due sodati aromatici e dissetanti. Il Tearose Lemonade si prepara con zenzero grattugiato, lemon grass sminuzzato e succo di limone. Si colma il tumbler alto con ghiaccio tritato e si completa con acqua gassata. Altro drink interessante, proposto nel tumbler basso, è il Passion Rose, realizzato con nettare di frutto della passione, succo di pompelmo, essenza di violetta, sweet & sour e soda.

I Virgin drinks
Nella categoria dei drink leggeri rientra anche l'antica stirpe degli analcolici virgin drinks. Se la vostra conoscenza dei drink vergini è limitata allo Shirley Temple - di base un bicchiere di ginger ale con uno spruzzo di granatina creato in onore della celebre baby diva - è tempo di scoprire cocktail più maturi e intriganti, sia per quanto riguarda il gusto sia per l'aspetto. I Virgin drinks, non sono altro che la variante analcolica di grandi classici. Per esempio un Sex on the beach, in versione analcolica, si può preparare miscelando due once di succo di cranberry, due di succo d'ananas o di succo d'arancia e un'oncia di succo di pera. Otterremo così un miscelato dal sapore simile all'originale, ma a prova di etilometro. Tra le opzioni possibili ci sono anche il Virgin Mary, un Bloody Mary analcolico (succo di pomodoro, Tabasco, Worchester e altre spezie a piacere), il Virgin Bellini (2 once di succo di pesca, gocce di sciroppo di granatina e 2 once di soda) e il Virgin Piña Colada, che si ottiene frullando ad alta velocità 7 once di succo di ananas con 2 once di crema di cocco e ghiaccio spezzettato. Si può trasformare in un eccellente analcolico persino un classico da coppetta come il Manhattan (3/10 vermouth e 7/10 Rye Whisky). La sua versione light si prepara con 6 cl di succo di cranberry, 6 cl di succo d'arancia e qualche goccia di succo di ciliegia e di limone.

Gli strumenti di centrifuga
Per preparare miscele morbide come le coladas, gli smoothie (drink salutari con frutta e verdura) è necessario attrezzarsi con un frullatore elettrico a più velocità (per drink a base di crema di latte e a base d'uovo) e di una centrifuga che permetta di separare la polpa di frutta e ortaggi dalla buccia e dalle fibre. Altro strumento utile è il muddler, indispensabile per pestare erbe aromatiche, spezie, ma anche... integratori alimentari in compresse. Al Nottingham Forest di Milano il menu ha un'intera sezione dedicata a drink con ricostituenti vitaminici, rivitalizzanti, eccitanti. C'è il Kojak (rinforzante per capelli) che si prepara pestando nel mortaio una capsula di Bioscalin da aggiungere, come polvere magica, a un drink composto da papaia frullata e succo d'ananas. Altra specialità è l'Ilona (indovinate la funzione), mix composto da 2-3 fettine di zenzero, 3/10 di succo di carota, 3/10 di lime, 3/10 di succo d'arancia e un 1/10 di zucchero liquido. Meno eccitante ma altrettanto tonico è Shogun, composto da un cucchiaino di estratto liquido di ginseng e 3 parti uguali di succo di pompelmo, kiwi e ananas.

Il ramo dei dietetici
I drink energetici sono parenti stretti dei mix dietetici, una famiglia di cocktail nata di recente in funzione dei nuovi stili di vita e abitudini alimentari. Il cocktail dietetico si differenzia dai suoi cugini perché deve sottostare a regole precise come l'assenza di alcol, di zucchero o di sciroppo e la sola presenza di frutta fresca, verdura e acqua. Il contenuto alcolico della bevanda non deve superare le 100 calorie e il soft drink deve contenere cento grammi di verdura (o frutta) e almeno un ingrediente solido. Le decorazioni, come vuole la regola generale, devono essere commestibili e in armonia con gli ingredienti del drink. Campione di questa specialità è stato il maestro del bartending light Tony Guida del Royal Park Evian (Francia) che, a fine anni '80, ha lavorato con un'équipe di dietologi. Al suo famoso hotel sul lago Lemano ha lasciato in eredità decine di mix dietetici, che rientrano nei rigidi parametri stabiliti dal maestro, che prevedevano tra l'altro di utilizzare solo frutta e verdura di stagione. Visto il periodo invernale abbiamo estratto dal suo cilindro (il libro Les Cocktails du bien-être, edito dalla francese Hermé) Mangalanti, un drink a zero calorie. Per prepararlo centrifugare 100 ml di pompelmo, versare in un highball, aggiungere un Sanbittèr e completare con ghiaccio a cubetti.

Fonte: Il Sole 24 Ore

18 gennaio, 2008

Fernanda Lessa mamma "appesantita" si dà al jogging per dimagrire

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Non sempre tornare in forma dopo una gravidanza è un gioco da ragazzi.

Anche se ti chiami Fernanda Lessa e sei bellissima: poco più di due mesi fa la nota modella ha dato alla luce la piccola Lua, figlia del compagno Davide Di Leo, tastierista dei Subsonica, famoso gruppo musicale torinese.

E da allora pare essere in corso una vera e propria guerra con la bilancia. La Lessa non è ancora riuscita a perdere i chili presi con la gravidanza, ed è stata immortalata dai paparazzi di Star+Tv mentre fa jogging a Torino, la città del suo compagno musicista.

Il periodico parla di almeno dodici chili in più rispetto a "prima", e proprio questa sarebbe la ragione per cui la modella quotidianamente dedica parecchio tempo alla ginnastica e al jogging.

E chi pensa alla piccola Lua? I nonni paterni, naturalmente, spesso pizzicati per le vie di Torino mentre portano a spasso la loro adorata nipotina.

Fonte: CronacaQui Milano

07 gennaio, 2008

Alla larga da diete mordi e fuggi

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Diffidate delle diete che spuntano come funghi dopo le grandi abbuffate delle feste. Abbiamo affidato a un gruppo di esperti nutrizionisti il compito di analizzare le diete proposte da libri e riviste. Questi consigli per dimagrire hanno molte pecche. Anche quelle meglio concepite, quelle in cui si sente la mano del dietologo, hanno una serie di punti deboli. Per chi non è esperto è difficile stabilire se i più svariati metodi per smaltire la ciccetta “facilmente e senza rinunce” sono validi, inutili o addirittura dannosi.
Secondo la nostra inchiesta nella maggior parte dei casi sono cattivi consigli, a volte da evitare assolutamente.

Si tratta di diete squilibrate, troppo ricche di proteine o grassi, che vietano i carboidrati, che fanno uso di inutili integratori o che prevedono un apporto calorico troppo ridotto (sotto le mille calorie al giorno), da evitare perché pericolose per la salute. In generale le diete fai-da-te puntano soprattutto sul menu “miracoloso”; invece a un’alimentazione corretta deve corrispondere anche un adeguato esercizio fisico. Alla larga anche dalle estenuanti diete mordi e fuggi, che durano solo una settimana. Dimagrire non deve diventare un’ossessione.

Del resto lo ha ribadito di recente anche l’Unione europea: basta con l’obbligo della 42 ad ogni costo, via libera alle taglie in centimetri. Dopo l’euro, insomma, anche le misure diventano comunitarie. Mal comune, mezzo gaudio.

Fonte: Panorama

29 dicembre, 2007

Dieta durante le feste? Solo un po' grazie...

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Ecco come superare le festività senza farsi mancare nulla a tavola...

Quelli delle festività natalizie sono giorni nei quali siamo sottoposti ad una moltitudine di inviti alla trasgressione alimentare. Alcuni di questi sono, inoltre, espressione di tradizioni gastronomiche locali.
Come integrare al legittimo desiderio di trasgressione e compiacimento alimentare le esigenze di una alimentazione controllata? Come evitare la frustrazione della rinuncia a tutti i costi mentre i nostri parenti ed amici banchettano allegramente invitandoci ad unirci a loro? Chi segue un regime alimentare controllato, come chi si sottopone a diete dimagranti, non dovrebbe, a nostro avviso, privarsi di questi momenti di libertà.
La frustrazione della rinuncia è una delle cause di fallimento dei regimi alimentari controllati. Sia quando questi lo sono per ragioni di medicina estetica, sia quando rappresentano parte integrante di una prescrizione medica. In un piano dietetico deve sempre essere contemplata la possibilità compiere delle piccole trasgressioni. Vanno chiaramente escluse dalla possibilità di trasgredire quelle limitazioni alimentari relative ad intolleranze gravi e/o allergie (es. Asma allergico, Celiachia, Fenilchetonuria, etc.).
E’ vero che la qualità degli alimenti che ci vengono proposti durante le festività non è sempre la più dietetica e salutare, ma se sapremo “comportarci bene” successivamente, potremo ridurre il danno che queste festività possono portare ai nostri progetti dietetici.

Ecco come consigliamo di affrontare questi giorni di festa:
Nei giorni di festa: dimentichiamo la nostra dieta (salvo diversa indicazione da parte del proprio medico) e godiamoci la compagnia di amici e/o parenti anche a tavola (non bisogna, però spiluccare dolci tutto il giorno).

Negli altri giorni mantenere, in ogni caso, una alimentazione qualitativamente controllata. Alcuni cibi hanno un elevato apporto calorico e pertanto dovrebbero essere evitati o, se la tradizione lo impone, assunti in piccole quantità (per esempio: Torroncini, Torrone, frutta secca ed alimenti che la contengono - fichi secchi, datteri, noci, pistacchi, arachidi, etc. -, Pasta di mandorle, Cotognata, Cioccolatini).

Il Panettone ed il Pandoro, purché non farciti, possono essere assunti, ma devono rappresentare un eventuale sostituto della prima colazione e/o delle merende. Pertanto si consiglia di pesarne una piccola porzione di circa 30-50 gr. Chiaramente nei giorni di festa (come il giorno di Natale) il Panettone ed il Pandoro, purché non farciti, possono essere assunti con maggiore libertà e senza preoccuparsi di pesarli.

Evitare l’assunzione di alcolici (se non per gli irrinunciabili brindisi) e di superalcolici.

Felice Anno Nuovo (anche a tavola)!!!


Fonte: Ticino News

22 agosto, 2007

Quest’estate pensa a rimettere in forma il cervello con la brain diet

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Invece che tentare la solita dieta dimagrante o disintossicante prima, durante, o dopo le vacanze, quest’estate prova con la “brain diet”, una dieta studiata per fare star bene e far lavorare meglio l’organo più complesso e delicato del nostro organismo: il cervello.
L’alimentazione, infatti, incide notevolmente sul funzionamento del cervello e se ci nutriamo in maniera scorretta può succedere che esso ne risenta, sviluppando ansia e stress e diminuendo le sue performance. Se invece scegliamo i cibi giusti e le cotture adatte, il cervello viene stimolato e si possono sviluppare intelligenza, memoria e attenzione.

Naturalmente questa dieta prevede un’alimentazione sana generale, che fa bene a tutto l’organismo e che quindi in qualche modo riprende il vecchio detto mens sana in corpore sano. Ma la particolarità di questo programma dietetico è soprattutto quella di consigliare alimenti che servono a ridurre il livello di ossidazione ed infiammazione delle cellule e in particolare di quelle cerebrali, che sono particolarmente sensibili alle sostanze che introduciamo nel nostro corpo.
La nostra alimentazione, abbondante, ricca di calorie e di cibi lavorati non fa bene al nostro cervello e bisognerebbe tornare ad una dieta più naturale: ricca di fibre, vitamine, minerali e fitonutrienti derivanti dalle piante. Una dieta ricca di frutta e vegetali colorati, pesce, frutti di mare, noci e nocciole e cereali integrali, povera di zuccheri e grassi nocivi, insomma, potrebbe renderci più attivi non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello intellettivo.

Ecco le sette regole d’oro per mantenere in forma il cervello.

1. Consuma ogni giorno almeno 5 porzioni d frutta o verdura, scegliendo tra quelle più colorate. In genere più è profondo e carico il colore più alta è la risorsa di antiossidanti e principi antinfiammatori. I particolare il consumo di mirtilli aiuta a colmare le carenze di quei sali minerali ed elementi indispensabili per la salute cerebrale.

2. Mangia pesce almeno tre volte alla settimana cercando di scegliere quello grasso. Il suo consumo introduce nell’organismo gli omega-3, acidi grassi essenziali al buon funzionamento dell’organismo che aiutano anche ad abbassare il colesterolo- Puoi assumerli anche attraverso olio di colza, semi di lino o olio di semi di lino, noci. Riduci invece la carne rossa consumandola al massimo una volta alla settimana.

3. Scegli i carboidrati complessi e limita gli zuccheri semplici. Usa pane, pasta, riso e cereali integrali ed evita tutti i preparati con farina bianca.

4. Limita olio di girasole, mais e soia perché contengono alti livelli di acidi grassi nocivi mentre il livello dei più utili (omega-3) è bassissimo. Una quantità alta di questi grassi nell’organismo può contribuire a sviluppare lo stress.

5. Per cucinare i cibi preferisci la bollitura o il vapore. La cottura prolungata e ad alte temperature nel forno contribuisce a formare prodotti da glicosilazione (AGE) che si comportano da radicali liberi e possono produrre ossidazione, compromettere il sistema cardiocircolatorio e disturbare le funzioni cerebrali. Cerca di cucinare a basse temperature e in tempi brevi (come fanno nel sud est asiatico) ed evita fritture in olio o burro.

6. Quando cucini includi nei tuoi piatti spezie ed erbe antinfiammatorie e antiossidanti e cerca di moderare tè e caffè. A questo scopo puoi usare curcuma, zenzero e tè verde (in particolare la qualità matcha).

7. Prendi ogni giorno un multivitaminico per assicurare all’organismo tutte le vitamine e i minerali di cui ha bisogno.

Fonte: Affari Italiani

08 luglio, 2007

Per dimagrire occorre fatica "niente pastiglie magiche"

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Industria della dieta": così viene chiamato il mercato Usa dei prodotti dietetici, che fattura 30 miliardi di dollari. Ma per perdere peso l'unico modo provato è ridurre le calorie ingerite e aumentare quelle bruciate

L'attività fisica è fondamentale per perdere peso.

MILANO, 8 luglio 2007 - Nei soli Stati Uniti, le entrate annuali nella promozione delle diete e dei vari prodotti dietetici si aggira sui 30 miliardi di dollari. Un ricchissimo mercato, denominato nel Nord-America "Industria della Dieta" che produce alimenti, cosmetici, strategie e qualsiasi altro mezzo utile ad essere impiegato nella difficile guerra al sovrappeso. Questo particolare mercato, sfruttando l'impellente stato di necessità delle tante persone che vogliono o devono perdere chili e la loro mancanza di preparazione nell'affrontare la disagiata condizione di essere in sovrappeso, è divenuto il ricettacolo delle più incredibili ciarlatanerie e stupidità. Sofisticati strumenti diagnostici e sostanze sempre più miracolose ci assicurano che potremo finalmente dimagrire in modo rapido e senza alcuno sforzo, mangiando tutto quello che vogliamo e, addirittura, bruciando calorie mentre dormiamo. Speranze e milioni di euro e dollari se ne vanno così in pillole, pozioni, stimolatori e programmi che promettono un futuro più magro, insomma, proprio quello dei nostri sogni. Ma come si fa a distinguere la verità dalla menzogna?
RIDURRE LE CALORIE - Per prima cosa, mi dispiace disilludervi, ma qualunque affermazione che sostenga che si può dimagrire senza fatica è assolutamente falsa. L'unico modo provato di perdere peso consiste nel ridurre il numero di calorie ingerite e nell’aumentare il numero di quelle bruciate attraverso l'esercizio fisico. Le diete alla moda, per intenderci, quelle alla "yogurt e prosciutto tutti i giorni" o quelle a bassissimo tenore calorico servono solo a far entrare nel ciclo infernale del dimagrimento istantaneo seguito dall'ingrassamento altrettanto istantaneo non appena si ricomincia a mangiare normalmente.
SCONSIGLI - State alla larga poi da tutti quei prodotti che reclamano capacità magiche. No, quindi, ai cerotti dietetici, la cui efficacia non è stata mai dimostrata e, tanto meno, la loro innocuità. No alle cosiddette compresse "magnetiche" che attirerebbero il grasso fuori dal corpo: negli States sono addirittura proibite. No agli orecchini dimagranti che, applicati nei lobi nei punti dell'agopuntura, servirebbero a controllare l’appetito. Ebbene, la loro efficacia non risulta affatto dimostrata. No ai pericolosissimi cocktail di farmaci con garanzia soddisfatti o rimborsati, fenomeno purtroppo dilagante in Italia, spesso costituiti da sostanze molto molto dannose per il nostro organismo, come diuretici, spirulina, ormoni tiroidei, amfetamine, gonadotropina corionica, dinitrofenolo. E allora cosa fare? Non avete molte alternative: per perdere peso in modo sano e mantenere nel tempo i risultati acquisiti dovete modificare le vostre abitudini alimentari, ovvero mangiare di meno, e praticare una regolare attività fisica, ovvero bruciare di più. Per ora niente e nessuno è in grado di modificare questo dato inconfutabile.

Fonte:La Gazzetta dello Sport

06 luglio, 2007

Dieta a zona, il pieno di proteine non paga...

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Tra le diete di "moda" sembra primeggiare quella "a zona". Legata al nome del farmacologo Barry Sears, la "zona" non è altro che la riesumazione dei concetti già predicati da Atkins, ostinato pioniere delle diete iperproteiche, e osteggiati da tutte le Società scientifiche internazionali. Barry Sears ha introdotto però un pizzico di innovazione, derivato dal riadattamento di quanto era già noto a tutti i diabetologi sull'"indice glicemico": ovvero sul fatto che, pur a pari contenuto di carboidrati, il pane o le patate innalzano di più la glicemia, e quindi la risposta insulinemica, rispetto ai legumi o alla pasta. Dato che alcuni lettori mi hanno chiesto delucidazioni sull'utilità della dieta a zona, particolarmente nella pratica sportiva ma anche in corso di dimagrimento, torno su quanto avevo detto al momento della (ri)comparsa, in Italia delle diete iperproteiche e ipoglicidiche, antitetiche rispetto alla tradizione mediterranea.
Prima osservazione: se i ministeri della Salute e le Società scientifiche che studiano e diffondono notizie certe e condivise sulla nutrizione umana, hanno trovato un linguaggio comune sulla percentuale dei nutrienti che debbono soddisfare il fabbisogno calorico, non si comprende come dei singoli studiosi pretendano di essere depositari di una realtà diversa, senza avere i mezzi di studio e di ricerca dei più noti Centri universitari e ospedalieri che da decenni studiano l'argomento.
Seconda: qualsiasi dieta che aumenti la percentuale delle proteine finisce per alterare di conseguenza la percentuale dei grassi o dei carboidrati, sovvertendo quelle indicazioni che vengono fornite a tutti i cittadini sotto forma di linee guida o di "piramidi" con stratificazione prevalente dei carboidrati alla base e la segregazione di grassi e proteine animali verso l'apice della figura.
Il perché di questa ripartizione è presto detto. I carboidrati, una volta assorbiti, rappresentano l'energia pulita dell'organismo: cioè dalla loro demolizione deriva solo energia, acqua (facilmente eliminabile con l'urina ed il sudore) e anidride carbonica (eliminata con il respiro). Le proteine, certamente essenziali alla vita umana, comportano invece il problema dell'eliminazione dell'azoto per cui si è sempre indicata una quantità media, sufficiente alla manutenzione dei nostri tessuti pregiati, da non superare per non sovraccaricare fegato e reni, a cui spetta la lavorazione e l'eliminazione dei residui tossici delle proteine.
Proprio dal settore sportivo ed in particolare dall'atletica pesante (dove l'eccesso di proteine nella dieta è un pregiudizio inattaccabile) vengono segnalazioni sul sovraccarico renale di atleti che per decenni hanno adottato diete iperproteiche. Viceversa, la riduzione dei carboidrati è stata riconosciuta come utile nei primi mesi di una dieta dimagrante ma con un dimagrimento totale che dopo sei mesi non differisce da quello realizzato con analogo numero di calorie ma con l'abituale percentuale di carboidrati: cioè il 50-60% del totale calorico utilizzato. Allora, perché cambiare se i vantaggi sono effimeri mentre le forzature metaboliche pongono giustificati interrogativi ai medici più attenti alla gravità e cronicità del problema obesità..?

Fonte: La Repubblica

Cosa mangiare sotto il sole?

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Con il sopraggiungere del caldo e della bella stagione, inevitabilmente si tende a modificare l’alimentazione sia per questioni di palatabilità (si preferiscono certi alimenti e piatti) sia perché stare dietro ai fornelli con temperature domestiche proibitive non è certamente gradevole.
Le variazioni alimentari sono quindi legate alle condizioni climatiche che indirizzano i nostri gusti verso cibi in genere meno calorici e più freschi. L’orientamento spontaneo non è, comunque, privo di fondamento, e i gusti individuali, in genere, indirizzano verso giuste scelte. Curioso è come, in estate, si è spinti verso un regime dietetico adeguato, a differenza di quanto avviene in inverno.
Verosimilmente, si è legati a un passato remoto dove non esistevano gli agi della vita moderna. Il dispendio energetico varia, infatti, in base alle condizioni climatiche: le richieste energetiche del corpo aumentano quando fa freddo, per mantenere costante la temperatura corporea, e si riducono durante l’estate per il motivo opposto.
Tuttavia, oggi, abbigliamento, riscaldamento e uso di mezzi di trasporto riscaldati, hanno ridotto l’impegno del sistema termoregolatore del corpo, spesso non rendendo necessaria una quota calorica extra. In estate si necessita, in genere, di un minore apporto calorico.
Affermazione vera se l’impegno fisico fosse sempre lo stesso lungo l’arco dell’anno, mentre l’allungarsi delle giornate e il bel tempo consentono al ciclistica di allenarsi di più, approfittando anche delle ore di luce serali dopo il lavoro. Il ciclista, quindi, in realtà, durante la stagione calda necessita di un maggiore apporto calorico legato ai maggiori impegni fisici.
È probabilmente questo uno dei motivi per cui si tende ad aumentare di peso in inverno, dove al minore impegno fisico si abbina un’alimentazione più ricca in calorie, mentre in estate a cibi e piatti meno calorici si abbina un’intensa attività fisica.
Si parla, però, della riduzione del fabbisogno calorico per una minore richiesta del sistema termoregolatore: in inverno, al freddo, l’organismo brucia energia per produrre calore, che serve a mantenere costante la temperatura corporea. L’uomo è infatti un animale omeoterma, cioè un essere vivente che per vivere deve potere mantenere costante, intorno ai 36.5-37°, la temperatura corporea interna. In estate, al caldo, succede esattamente il contrario: il nostro corpo elimina calore per mantenere costante la temperatura corporea, processo che richiede meno energia del precedente. Uno dei sistemi più efficaci è la sudorazione, in quanto il sudore, evaporando, sottrae calore al nostro corpo.
Affinché il sistema sia più efficace, aumenta la quantità di sangue inviata alla pelle, perché possa cedere più facilmente il calore corporeo in eccesso all’ambiente esterno. Il dirottamento di più sangue alla cute riduce la quantità di sangue diretta all’apparato gastroenterico e può, di conseguenza, ridurre la funzionalità e le capacità digestive di tale apparato. È questo uno dei possibili motivi della riduzione dell’appetito quando fa caldo e delle preferenze verso piatti meno elaborati e alimenti più facilmente digeribili. Tuttavia, se si riduce il fabbisogno calorico per la termoregolazione, aumenta il fabbisogno idrico per integrare le perdite attraverso la sudorazione.
La sete è un sintomo di disidratazione che si manifesta con il bisogno di bere e può invogliare ad assumere alimenti freschi come frutta e verdura.

Con la stagione calda fare il pieno di frutta e verdura
La maggior parte delle verdure che nascono in questa stagione sono aeree, si sviluppano verso l’alto, verso l’esterno: aglio, basilico, bietole, carote, cavoli cappuccio, cetrioli, cipolle, fagioli, fagiolini, fiori di zucca, indivie, lattughe, melanzane, patate, peperoni, pomodori, piselli, porri, prezzemolo, rape, ravanelli, rosmarino, rucola, salvia, scalogno, sedano, spinaci, taccole, valeriana, zucche, zucchine.
C’è poi la frutta: albicocche, amarene, angurie, banane, ciliege, fichi, fragole, fragoline di bosco, lamponi,meloni, mirtilli, more, pere, pesche, prugne, ribes, uvaspina.
Ovunque é un tripudio di colori e profumi. E’ tempo di caricarsi di vitamine per affrontare l’inverno, le carote, i peperoni danno tutto il betacarotene che serve per abbronzarsi. I frutti e le verdure estive sono colmi d’acqua al contrario di quelli tipicamente invernali, perché la natura sa di cosa abbiamo bisogno sotto il sole cocente dell’estate.
Per reintegrare i sali dispersi con la sudorazione, è consigliabile di intensificare l’uso delle prugne umebosci che inoltre riescono a rinfrescare molto meglio di tante bibite commerciali.

Fonte: Crema Web

La dieta di Courtney Love

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Courtney Love pare che abbia perso oltre 18 chili in tre mesi mettendo un lucchetto al suo frigorifero.

La star quarantaquattrenne dopo aver bloccato il frigo ha dato la chiave alla sua governante chiedendole di aiutarla a rispettare la dieta.
“Mi trovavo a un evento di beneficenza” – ha raccontato all’edizione inglese della rivista Grazia – “e il mio amico Sting mi ha chiesto perché non facevo qualcosa per cambiare la mia immagine. Stavo per iniziare il lavoro su un nuovo album e mi sentivo in vena di esperimenti. Ho iniziato a fantasticare su come sarebbe stato essere magra.”
“È stato duro, come abbandonare le droghe”. Il regime dietetico di Courtney prevede due milkshake che sostituiscono la colazione e il pranzo; pesce e verdure a vapore per la cena. La dieta ha aiutato la cantante a perdere 23 chili da Natale fino a raggiungere il peso di 62 chilogrammi.
La Love ha dichiarato di non avere intenzione di dimagrire ancora e ha ammesso che ingrassa solo a sentir dire dalle sue amiche di Hollywood che hanno bisogno di dimagrire.
Ha raccontato: “Ero fuori a cena con Gwyneth Paltrow e Drew Barrymore e Gwyneth ha detto ‘Sono grassa’, stavo per risponderle ‘Taci, sei fantastica, ti bacerei!’ La prima volta che ho incontrato Gwyneth sono stata davvero scortese con lei perché ero gelosa. Mi sentivo inadeguata.
E poi conclude: “Non sarò mai una taglia trentotto perché ho l’ossatura robusta. E anche una testa abbastanza grande, quindi non starei bene. Se scendessi sotto ai 54 chili sarebbe un problema: comincerei a somigliare a una persona con disturbi psichici”.

Fonte: Musiclink

28 giugno, 2007

Forti e in forma con il latte

Dieta e benessere

Nel latte sarebbe presente una molecola in grado di favorire il dimagrimento. Ad affermarlo sono i dati di uno studio clinico condotto dall’Università di Pavia, che ha scoperto le doti di una molecola contenuta nel siero: il Glicomacropeptide.

I benefici di una dieta ipocalorica, infatti, aumentano del 40% grazie a questa sostanza che si forma durante la lavorazione del formaggio e che riesce a modulare naturalmente il meccanismo della fame. Lo studio clinico è stato condotto su un campione sperimentale formato da due gruppi omogenei, costituiti in egual numero da uomini e donne per due mesi ad una dieta moderatamente ipocalorica; nel secondo gruppo sono stati inclusi altri venti soggetti ai quali è stato somministrato, accanto alla dieta, un kit di integratori contenenti estratti vegetali e Glicomacropetide.

I soggetti che hanno abbinato alla dieta ipocalorica il kit hanno registrato una riduzione del peso corporeo superiore di circa il 40% rispetto a coloro che hanno seguito la sola dieta. Lo stesso vale per la massa grassa, con una riduzione superiore del 50%, osservata sia nelle donne che negli uomini, nei quali si è osservata anche un’ulteriore riduzione del 35% della circonferenza vita.

"Il Gmp è in grado, infatti, – spiega Fulvio Marzatico, professore di Farmacologia ed Alimentazione e Dietetica presso l’Università di Pavia e direttore del Laboratorio di Farmacobiochimica Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell’ateneo pavese – di regolare la funzionalità gastrica e di modulare l’appetito, attraverso la liberazione di colecistochinina, che contribuisce a determinare un’induzione facilitata del senso di sazietà". "Questo avvicinamento dolce al controllo calorico – conclude il professore Marzatico – consente di aumentare il numero di soggetti che perseguono un regime alimentare controllato per tempi più lunghi rispetto al solito".

Fonte: Diregiovani

27 giugno, 2007

IL LATTE FA DIMAGRIRE, PAROLA DI ESPERTO

Dieta e benessere

Ma chi l'ha detto che i latticini andrebbero limitati nelle diete dimagranti? In realtà, come per molte altre questioni, le voci che si avvicendano sono tante, diverse e spesso in contrasto tra loro: c'è chi afferma una cosa e chi, invece, sostiene il suo esatto contrario.
Stavolta ad essere al centro del dibattito è il latte e il ruolo attivo che, stando a quanto dicono alcuni esperti, eserciterebbe nel processo di dimagrimento.

Nel latte, infatti, pare sia presente una molecola capace di favorire il dimagrimento.
Ad affermarlo sono i dati di uno studio clinico condotto dall'Università di Pavia, che ha scoperto le doti "miracolose" del Glicomacropeptide (Gmp), una piccola molecola contenuta nel siero del latte. Gli studi effettuati hanno dimostrato che l'efficacia di una normale dieta ipocalorica aumenterebbe ben del 40% grazie a questa sostanza che si forma durante la lavorazione del formaggio e riesce a modulare naturalmente lo stimolo della fame.
Un taglio netto con quello che si è per anni affermato a proposito della carica energetica del latte e dei suoi derivati.

Lo studio clinico è stato condotto su un campione formato da due gruppi di persone con maschi e femmine in egual numero. Il primo, composto da dieci volontari, è stato sottoposto per due mesi ad una dieta moderatamente ipocalorica; il secondo gruppo, oltre a seguire la stessa alimentazione dell'altro, ha assunto degli integratori contenenti estratti vegetali e Glicomacropetide.

Dopo due mesi di trattamento, i risultati hanno dimostrato un'alta incidenza dell'assunzione del Gmp sugli esiti del test. I soggetti che hanno abbinato, infatti, alla dieta gli integratori, hanno registrato una perdita di peso superiore di circa il 40% rispetto a coloro che hanno seguito la sola dieta. Lo stesso vale per la massa grassa, con una riduzione superiore del 50%, osservata sia nei maschi che nelle femmine.
"Il Gmp è in grado, infatti, - spiega Fulvio Marzatico, professore di Farmacologia ed Alimentazione e Dietetica presso l'Università di Pavia e direttore del Laboratorio di Farmacobiochimica Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell'ateneo pavese - di regolare la funzionalità gastrica e di modulare l'appetito, attraverso la liberazione di colecistochinina, che contribuisce a determinare un'induzione facilitata del senso di sazietà. Questo avvicinamento ‘dolce' al controllo calorico - conclude il prof. Marzatico - consente di aumentare il numero di soggetti che perseguono un regime alimentare controllato per tempi più lunghi rispetto al solito".

Fonte: Puntobar.com

19 giugno, 2007

Facile la dieta al tempo di Internet: zero sacrifici e senza cucinare

Dieta e benessere

A colazione crostata con frutti di bosco. A pranzo quiche alle zucchine e zuppa di spinaci. Spuntino con banane glassate al coriandolo. E per cena? Salmone in crosta di sesamo su letto di verze e mousse di frutta di stagione. Non sembrerebbe, ma è una dieta.

Tutta questa roba, infatti, contiene solo 1.127 calorie. Il che vuol dire che per raggiungere le 1.200 /1.500 che servono ogni giorno, ci sta ancora un bicchiere di latte e tazzine di caffè o tè a volontà. La spiegazione sta nel metodo. Che si chiama Asi e consiste, in due parole, nel fatto che i cibi vengono combinati in maniera tale da ottenere piatti ipocalorici dal forte potere saziante.
Ma la cosa più rivoluzionaria di questa dieta è il fatto che non bisogna neanche cucinare. Arriva tutto direttamente a casa in una borsetta termica. Al costo di 340 euro ogni due settimane (il prezzo scala nel lungo periodo). Il servizio lo offre Diet to go, un colosso americano che è appena sbarcato in Italia e che garantisce di perdere peso in modo naturale. L’unico sacrificio da fare, a parte sborsare denaro e rinunciare al sacro rito dei fornelli, è ricordarsi di consegnare la borsa termica vuota del giorno precedente all’omino che ogni mattina busserà alla porta per consegnare il pasto completo del giorno. Il servizio è ancora in rodaggio ed è riservato a poche grandi città.

Ma il motivo che ha spinto l’azienda a scommettere sull’Italia (dopo Francia e Inghilterra) fa ben sperare: il cibo prêt-à-porter è di moda. Lo dimostra una ricerca di Esperya (una delle più frequentate botteghe di gastronomia online) su cinque mila navigatori: soprattutto le donne impegnate a lavoro (circa il 63 per cento) si affidano a Internet per ricevere a casa i prodotti più particolari e o i cibi già pronti.

E gli uomini (il 37 per cento dei navigatori) ricorre sempre più ai portali alimentari per regalare alla compagna una cena a lume di candela.

Fonte: Panorama

27 novembre, 2006

Tokyo, il governo alla guerra del sushi un marchio di qualita' contro le imitazioni

Dieta e benessere

- L'ultima goccia è stata l'affronto subito in Colorado, in un ristorante che ha osato proporgli manzo arrostito in stile coreano spacciandolo per una specialità giapponese. Il ministro dell'agricoltura nipponico Toshikatsu Matsuoka non ci ha visto più. E ha deciso che il sushi va protetto dalle volgari imitazioni sempre più diffuse in tutto il mondo, con la moltiplicazione esponenziale dei locali.

Parte così la crociata delle autorità di Tokyo in difesa delle loro ricette tradizionali. I ristoranti all'estero che vogliono fregiarsi del titolo di autentica cucina giapponese dovranno avere una certificazione apposita, approvata dal governo. Una specie di bollino blu che metta al riparo da "bufale" gli ignari avventori, spesso non in grado di riconoscere se il piatto loro proposto è realmente giapponese e non magari coreano, filippino o "fusion".

Le aberrazioni scoperte in giro per il mondo dai "poliziotti del sushi" in incognito, sguinzagliati dal ministro sin dalla scorsa estate, sono numerosissime. Soprattutto negli Stati Uniti, dove i ristoranti giapponesi sono fra i più amati. Sakè finti spacciati come liquori tradizionali. Rotoli alle alghe con ripieno di salmone e formaggio "cream cheese". Perfino anelli di cipolla fritti, come "tempura".

Decisamente troppo per rimanere a guardare. "Il sushi è un'arte molto complessa", spiega il ministro Matsuoka al Washington Post. "E' un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Deve essere presentato in modo piacevole, si devono usare ingredienti adatti e deve essere preparato da chef formati ad hoc".

Chef che in patria devono sottostare ad un apprendistato duro, di diversi anni, prima di essere autorizzati a cucinare per il pubblico. Una selezione rigida, una carriera tradizionale molto rispettata e soprattutto altamente gerarchica. Proprio loro, i cuochi giapponesi all'estero, sono i primi a protestare contro la proliferazione incontrollata di improbabili "Sushi Zen" o "Mount Fuji", gestiti invece da personale non giapponese (spesso in cucina ci sono cinesi) e non propriamente preparati.

Ma le cose stanno per cambiare, promette il ministro. A New York, come a Londra, Parigi e Milano, i ristoranti che si dichiarano "giapponesi" dovranno usare solo materie prime adeguate, impiegare chef certificati e servire solo piatti nipponici. Un passo dovuto, visto che nel 2009, secondo le statistiche del governo di Tokyo, i ristoranti giapponesi nel mondo toccheranno quota 48.000.

Il governo ha già nominato un comitato di luminari gastronomici e di intellettuali, incaricato di sviluppare delle linee guida che dovrebbero diventare operative da aprile. Da quel momento, saranno delle vere e proprie commissioni culinarie a valutare la "giapponesità" dei locali internazionali e a garantire loro, se degni, il marchio di qualità.

Fonte:La Repubblica

24 novembre, 2006

La dieta di Penelope Cruz

Dieta e benessere

In Spagna la chiamano encantadora, e mai appellativo fu più azzeccato. Il suo fascino non dipende solo dagli occhioni profondi come un lago scuro sopra scollature generose e una figura dove ogni grammo (tutti al posto giusto, e non ce n'è uno di troppo) si sposa con la mediterraneità più trionfale. Oggi, a 32 anni (la ricorderete agli esordi, in film come Per amore solo per amore con Diego Abatantuono, dove era una ragazzetta minuta), Penelope Cruz è una splendida donna-donna, capace di assaporare i piaceri della vita senza sensi di colpa (né conseguenze sulla linea).

Una che non si sognerebbe di negarsi una paella e un bicchiere di vino solo per fare come le sue colleghe di Hollywood, sempre con il centimetro e la bilancia a portata di mano. No, queste cose non le interessano. E si vede: dallo sguardo intenso, dalla camminata sicura, dal sorriso aperto e solare. Scoprire come è riuscita a esaltare le proprie curve e insieme a essere magra e tonica, trasformando i classici punti critici di ogni donna in punti di forza, può esservi davvero utile.

Avete, infatti, l'occasione di conoscere e fare vostro uno stile alimentare gratificante ma superleggero, come quello che vi proponiamo. E i risultati saranno evidenti a Natale, quando sfoggerete il vostro abito più glamour.

Un menu da 1.300 calorie per 2 settimane

LUNEDÌ
Colazione: 1 omelette di un uovo cotta al forno, 1 fetta di pane integrale, 1 tazza di caffè.
Spuntino: 1 frutto di stagione.
Pranzo: 100 g di petto di pollo grigliato, insalata di lattuga con origano, 2 fette di pane integrale.
Merenda: 1 centrifugato di sedano, carota e finocchio.
Cena: 1 porzione di paella con riso (70 g), gamberi, seppie, cozze, champignon e zafferano.

MARTEDÌ
Colazione: 1 fetta di pane integrale con un velo di marmellata di arance, 1 tazza di latte scremato macchiato.
Spuntino: 1 yogurt.
Pranzo: 70 g di pasta al pomodoro e basilico.
Merenda: 1 frullato di pomodori, cetrioli e sedano con un pizzico di peperoncino.
Cena: 180 g di pesce spada al forno con salvia e alloro, 1 patata media all'aglio e prezzemolo.

MERCOLEDÌ
Colazione: 1 coppetta di cereali integrali con pezzetti di frutta mista, 1 tazza di caffè d'orzo.
Spuntino: 1 spremuta.
Pranzo: 180 g di filetti di sogliola con salsa di yogurt, zafferano e prezzemolo.
Merenda: 3 clementine.
Cena: 1 porzione di zuppa di orzo con una manciata di fagioli rossi.

GIOVEDÌ
Colazione: 30 g di prosciutto crudo sgrassato, 1 fetta di pane integrale, 1 tazza di caffè.
Spuntino: verdure crude a piacere.
Pranzo: 180 g di seppie in umido con lenticchie aromatizzate al curry.
Merenda: 2 fette di ananas fresco.
Cena: 1 porzione di crema ai pomodori con 30 g di crostini, peperoni e melanzane alla griglia.

VENERDÌ
Colazione: 30 g di ricotta al forno, 1 fetta di pane integrale con 1 spremuta di arance rosse.
Spuntino: 1 macedonia di frutta fresca.
Pranzo: 1 fetta di tortilla di patate cotta al forno e preparata con 1 uovo, 1 patata media, fagiolini e cavolfiore al vapore insaporiti con foglie di menta.
Merenda: 1 frutto di stagione.
Cena: 1 porzione di pollo arrosto alle mele e zafferano.

SABATO
Colazione: 1 yogurt magro ai frutti tropicali, 1 coppetta di cereali integrali, 1 tazza di tè.
Spuntino: 1 fetta di pane integrale con un filo di olio.
Pranzo: 1 porzione di zuppa di molluschi e frutti di mare con una spruzzata di prezzemolo fresco e un pizzico di peperoncino.
Merenda: 2 kiwi gialli.
Cena: 70 g di riso al forno con i peperoni.

DOMENICA
Colazione: 1 fetta di crostata alla frutta senza crema, 1 caffè.
Spuntino: 1 centrifugato di mele e carote.
Pranzo: 1 porzione di paella vegetariana (70 g di riso, piselli, melanzane, peperoni e funghi).
Merenda: 1 fetta di prosciutto crudo con 1 pera.
Cena: 180 g di nasello in salsa di ortiche, 1 patata media al forno con aglio e peperoncino.

Le sue armi segrete
Invece di inseguire misure da mannequin che non le appartengono, la bella Penelope si prende cura delle sue rotondità. «Ecco perché ai pasti principali non si fa mai mancare le proteine del pesce, della carne o dei legumi, che le permettono di nutrire e mantenere tonici i muscoli, anche quelli che costituiscono il suo reggiseno naturale» commenta il dietologo Nicola Sorrentino. Fedele alla tradizione spagnola, in cucina fa largo uso di spezie aggiunte a crudo. «In questo modo» continua l'esperto «oltre a risparmiare sui condimenti, rafforza i capillari, grazie alla vitamina C e alle sostanze antiossidanti che questi aromi contengono. Ecco come fa ad avere gambe magre e scattanti».

Consuma anche verdure in abbondanza, ma privilegia quelle più saporite, che mixa in gazpachi leggerissimi, come i pomodori e i peperoni (assieme ai cetrioli e al sedano sono anche ricchi di acqua. Risultato: fanno fare tanta pipì e permettono di eliminare le tossine. Mica male come arma contro la cellulite!).

Ai pasti, poi, dedica il tempo necessario. «A Los Angeles la sera si mangia in venti minuti. Come si fa a chiamarla cena?» si è lamentata l'attrice in un'intervista al settimanale americano Ok! A tavola, quindi, si rilassa e mastica a lungo i bocconi. Cosa che le permette di non ingurgitare aria, ritrovandosi con la pancia gonfia. Infine, si dedica tre volte la settimana a un allenamento non troppo pesante: alterna infatti esercizi a corpo libero, lezioni di danza e camminata veloce.

Fonte:Donna Moderna

31 ottobre, 2006

Dieta idrica: bere acqua fa dimagrire

Dieta e benessere

Consumare due bicchieri al giorno si traduce, mediamente, in una perdita corporea di due chili ogni anno STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
NEW YORK – L’acqua fa dimagrire. Più se ne beve e meglio è per la linea. Lo rivela uno studio californiano realizzato dal Children's Hospital e dall’Oakland Research Institute e presentato nel corso dell’annuale convegno dell’Obesity Society che si sta svolgendo in questi giorni a Boston. La rivoluzionaria ricerca effettuata da un’equipe di specialisti guidati dalla Dottoressa Jodi Stookey parla chiaro. “Gli individui a dieta che decidono di bere acqua al posto delle tradizionali bibite quali aranciata, succhi di frutta e CocaCola perdono quattro chili l’anno in più rispetto a chi consuma anche bevande zuccherate e ipercaloriche. Consumare due bicchieri di acqua il giorno si traduce, mediamente, in una perdita corporea di due chili ogni anno.
NOVITA’ - Le diete dimagranti più popolari al mondo, – dalla South Beach all’Atkinson – consigliano già da anni di bere “molta acqua”, per aiutare la digestione e diminuire al contempo il consumo di bevande gassate e ad alto contenuto di zuccheri e calorie. Ma fino ad oggi non esistevano prove conclusive sull’effetto dimagrante dell’acqua. A cambiare le cose è questo nuovo studio che ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 240 donne soprappeso, d’età compresa tra i 25 e i 50 anni, che si sono sottoposte a regimi dimagranti quali l’Atkins e The Zone, imperniati in larga misura sulla riduzione nell’assunzione di carboidrati.
DIETA - Prima di iniziare “la dieta idrica”, le donne obese o soprappeso bevevano in media due lattine di soft drink al giorno (inclusi succhi di frutti e bibite dolci gassate, per un totale di 200 calorie). Una volta intrapresa la dieta a base di acqua, la maggior parte ha registrato una drastica diminuzione di peso. Quelle che hanno sostituito tutte le bibite con l’acqua hanno perso, mediamente, tre chili l’anno in più rispetto alle altre donne a dieta che hanno continuato a bere i tradizionali drink gassati. Quattro bicchieri di acqua al giorno si sono tradotti per la maggior parte in 4 chili in meno ogni 12 mesi.
PESO - “Bere acqua aiuta a dimagrire”, conclude la dietologa Jodi Stookey, coordinatrice dello studio. “Il motivo non è solo che si rimpiazzano bibite ipercaloriche con bibite prive di calorie ma anche il fatto che l’acqua aiuta a purificare l’organismo e a bruciare grassi”. “Si tratta di tesi provocatorie ed importanti”, gli fa eco Thomas Wadden, presidente della Obesity Society, “Se invece di junk-drink gli americani bevessero acqua, il Paese risolverebbe in breve tempo l’epidemia di obesità che oggi affligge anche e soprattutto i giovanissimi”. “E’ come l’uovo di Colombo”, gli fa eco Barry Popkin, docente di scienza dell’alimentazione all’Università del North Carolina-Chapel Hill. “Invece di guardare al futuro, i dietologi oggi guardano sempre di più al passato. Ad un’era in cui l’acqua era l’unica, spartana bevanda non alcolica servita nelle case degli americani”.
OBESITA’- Dietro alla ricerca non c’è, per fortuna, la potente lobby di produttori di acqua minerale, che negli ultimi anni ha subito un inarrestabile boom in America. “Non esiste alcuna differenza tra acqua di rubinetto e acqua in bottiglia”, tiene a precisare la Dott. Stookey. “L’importante è che sia acqua”. Secondo le statistiche compilate dagli esperti, gli americani non hanno affatto diminuito il loro consumo di acqua rispetto a 10 o 20 anni fa: hanno solo aumentato in maniera vertiginosa quello di bibite dolci gassate. “Questa è la vera ragione dietro la dieta ipercalorica dell’americano medio”, conclude la Stookey, “Il motivo principale della crescita esponenziale ed inarrestabile di obesità tra la popolazione”

Fonte:Corriere della Sera

27 ottobre, 2006

Mai ridursi all'osso

Dieta e benessere

In Italia più di 3 milioni di donne, soprattutto in postmenopausa, e oltre un milione di uomini, soprattutto anziani, soffrono di osteoporosi: lo scheletro si indebolisce, diventa fragile, e con l'avanzare dell'età aumenta sensibilmente il rischio di rimanere vittima di fratture. Se ne contano 250.000 l'anno, 3 su 4 a danno di ultrasessantacinquenni che in un caso su due non riusciranno a tornare al precedente livello di autonomia: 80.000 all'anca, 70.000 al femore, il resto alle vertebre, all'omero, al polso, per una spesa che supera i 3.5 miliardi di euro, e per i soli ricoveri.
Ma l'osteoporosi, universalmente percepita come una sorta si condanna del tempo che passa, si può invece prevenire. Con un adeguata attività fisica fin dall'infanzia e poi, a tavola, assumendo con latte e latticini quantità adeguate di calcio (il principale responsabile della mineralizzazione ossea) e di vitamina-D, che del calcio controlla l'assorbimento e sta nel salmone, sardine, tonno, aringhe, sgombro. A condizione che a ben mangiare si inizi subito, a partire dall'infanzia, in modo da poter raggiungere ognuno il proprio picco di massa ossea cioè il massimo potenziale di densità dell'osso che il nostro Dna è in grado di prometterci.
Nello sviluppo dell'osteoporosi, infatti, una crescita ossea sub-ottimale negli anni dell'infanzia e adolescenza, va considerata importante tanto quanto la perdita di massa ossea che si verifica in seguito per fattori aggiuntivi (vecchiaia, menopausa, terapie, ecc...). Di conseguenza agire sui fattori che influenzano la qualità dell'osso - la dieta in primo piano - deve essere un impegno a ogni età. E si capisce allora perché la campagna annuale che l'International osteoporosis foundation (Iof) (173 associazioni sparse in 83 paesi) ha lanciato lo scorso 20 ottobre, Giornata mondiale dell'osteoporosi: Bone appetit - il ruolo del cibo per costruire e mantenere ossa forti.
"Dobbiamo dare a tutti la possibilità di raggiungere il picco di massa ossea attraverso gli stili di vita: con l'alimentazione, che è il focus della campagna 2006 e con il movimento, il tema del 2005. È intorno ai 25 anni, soprattutto grazie al cibo, che si arriva a questo valore, che rimane stabile fino a 40-50 circa. Se il picco non viene raggiunto da giovani, il deterioramento dello scheletro sarà rapido, e l'ingresso nella zona di rischio frattura anticipato", spiega Maria Luisa Brandi, nel comitato scientifico Iof, presidente della Siommms, la Società italiana osteoporosi e metabolismo minerale e malattie dello scheletro. "Anche in seguito è fondamentale assumere calcio e vitamina D: a 50-55 anni, se si perde massa ossea si possono utilizzare integratori. Quando la rarefazione dell'osso ha raggiunto il livello di guardia si può pensare al trattamento farmacologico".
L'osteoporosi è in sostanza uno squilibrio del turn-over dell'osso, il cui metabolismo è sbilanciato verso il riassorbimento a discapito della formazione di nuovo tessuto: nelle donne in menopausa per una fisiologica carenza di estrogeni (osteoporosi primaria. Questa è la ragione principale per cui la malattia è in aumento: le donne oggi contano su un'aspettativa di vita di 85 anni!). Negli uomini per corticoterapie prolungate, alcolismo, ipogonadismo, ipercalciuria... (osteoporosi secondarie). E poi, per tutti, per malassorbimento, intolleranza al lattosio (siamo primi in Europa per numero di casi!) una condizione che limita già nei bambini l'ingestione di alimenti ricchi di calcio, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, diabete... Terapie con cortisonici, eparina, antiepilettici.... Per lunghe diete dimagranti ripetute durante l'adolescenza... In conclusione, l'osteoporosi non è come le rughe e i capelli bianchi, checché se ne dica, inevitabili condanne.

Fonte:La Repubblica

La dieta idrica è la più efficace per dimagrire

Dieta e benessere

L'acqua fa bene, non c'è differenza tra quella di rubinetto e la minerale, l'importante è berla.
Uno studio del Children’s Hospital e dell’Oakland Researche Institute ha evidenziato come bere due bicchieri di acqua al giorno, porti l’organismo, a perdere due chili in un anno.

Già si sapeva che durante una dieta dimagrante è fondamentale bere almeno un litro e mezzo di acqua, ma fino ad oggi non era stato scientificamente provato che l’acqua avesse potere dimagrante, ma che servisse per depurare l’organismo. Quattro chili in meno l’anno per chi bene acqua sostituendola a bibite gassate o zuccherine.

Per questo studio, sono state osservate 240 donne sovrappeso di età compresa tra i 25 ed i 50 anni che si sono sottoposte a diete diverse che riducevano l’assunzione di carboidrati, nel momento in cui hanno intrapreso la dieta a base di acqua, si è registrata una sensibile diminuzione di peso, rispetto a chi beveva le bibite. Si è dimostrato dunque che gi effetti di questa bibita inodore ed incolore sono: purificazione dell’organismo, bruciare i grassi, e non apportare calorie.

In America, purtroppo il problema dell’obesità è molto sentito e presente, purtroppo pur consumando acqua, non c’è differenza se di rubinetto o minerale, è cresciuto in maniera smisurata il consumo di bibite gassate e succhi zuccherini che sono i veri artefici dei danni all’organismo.

Fonte: The Instablog

25 ottobre, 2006

Leggende dietetiche

Dieta e benessere

Siamo continuamente bombardati da diete di tutti i tipi e consigli che molto spesso si trasformano in regole assolute. Facciamo ordine e ricordiamoci di mangiare poco di tutto

L'informazione è fondamentale per evitare le trappole dei falsi miti dietetici.
Di seguito alcune delle frasi che troppo spesso si sentono pronunciare...

Il cervello ha bisogno di zucchero
Non è certo lo zucchero inteso come saccarosio, cioè candido dolcificante del caffè... meglio dire che il cervello ha bisogno di glucosio, che non è la stessa cosa. Il glucosio si trova sì nello zucchero, ma molto più salutare è ricavarlo da un bel piatto di spaghetti, riso, polenta...
Una bella insalatona per restare in forma
Non illudiamoci di che ci facciano dimagrire! In molti casi forniscono più calorie di un piatto di lasagne. Anche il termine insalatona è orrendo...
Mangiare in bianco è più leggero
Niente di più inutile e controproducente! Un'allegra pasta al pomodoro rosso è estremamente leggera e digeribile, al contrario una candida pasta olio e formaggio è ricca di grassi. Inoltre un piatto gradevole per aspetto ed aroma ha il potere di renderci più felici.
La frutta all'inizio/lontano dai pasti
Lo stomaco non è fatto a scompartimenti stagni, tutto si mescola. Iniziare il pasto con la frutta non serve a controllare l'appettito perchè il senso di sazietà viene recepito dopo circa venti minuti dal primo boccone, quindi semmai sarebbe più utile consumare frutta molto prima del pasto. In quanto alla presunta necessità di consumare la frutta lontano dai pasti per digerire meglio, anche questo è un mito senza fondamento.
Il pompelmo fa dimagrire e disintossica
Contiene all'incirca la stessa quantità di zuccheri e calorie delle arance, ma ha meno vitamina C e costa molto di più. Sicuramente non ha nessuna proprietà dimagrante e disintossicante.
L'ananas scioglie i grassi
Non c'è nessun alimento che scioglie i grassi! L'ananas facilita la digestione delle proteine ed è un frutto delizioso.
Le banane fanno ingrassare
Non solo non fanno ingrassare, ma sono uno splendido, economico e naturale integratore energetico-vitaminico-minerale da avere sempre a portata di mano nella sacca della palestra o negli zaini di scuola.
Quando si è a dieta, come frutta solo mele
Si tratta di un frutto più povero di vitamine e minerali, nonchè più ricco di zuccheri e calorie rispetto a molti altri quali albicocche, amarene, ananas, arance, ciliege, kiwi, pere.. Chi segue una dieta dimagrante scelga gioiosamente tra tutta la frutta fresca di stagione e, se desidera, si mangi anche le mele!
Un gelato può sostituire un pasto...

Fonte:LifeGate

24 ottobre, 2006

LA LONGEVITA’ DIPENDE DA DIETA MEDITERRANEA ... SECONDO LA COLDIRETTI

Dieta e benessere

Il record di longevità degli italiani conquistato grazie soprattutto ad una alimentazione fondata sui principi della dieta mediterranea, fortemente radicati nelle campagne, rischia di non essere mantenuto in futuro a causa delle malattie determinate all’obesità e dal soprappeso che ormai interessano un bambino italiano su tre. Lo afferma la Coldiretti che, nel commentare i dati Istat contenuti nel rapporto dedicato alla mortalità della popolazione residente in Italia, sottolinea la necessità di trasferire alle nuove generazioni i principi di una corretta alimentazione fondata su cibi come la frutta e verdura che assicurano naturalmente l’equilibrio dietetico necessario a rimanere in forma.
Non è un caso - sostiene la Coldiretti - che il record regionale di longevità sia stato realizzato nelle Marche, una regione che mantiene una forte connotazione rurale con il 65% del territorio gestito dalle imprese agricole, ben 13 punti sopra la media nazionale, che è del 52%. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari garantiscono agli italiani - sottolinea la Coldiretti - una vita media di 77,2 anni per gli uomini e di 82,8 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Un record che potrebbe non essere mantenuto dai giovani per colpa - sostiene la Coldiretti - dell’abbandono della tradizionale cultura alimentare fondata sulla dieta mediterranea, con un aumento record dei casi di obesità o soprappeso, che riguardano il 36 per cento dei ragazzi attorno ai dieci anni, il valore più alto tra i Paesi Europei secondo una indagine Merrill Lynch.
L’allarme lanciato dal Congresso Internazionale sull’Obesità ha messo infatti in evidenzia il rischio - riferisce la Coldiretti - che i ragazzi di questa generazione per la prima volta nella storia potrebbero essere i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall’obesità e dal soprappeso che interessano nel mondo un miliardo di persone, un numero superiore agli 800 milioni che soffrono di denutrizione. E in Italia - sottolinea la Coldiretti - su 5 milioni di obesi, 800mila sono affetti da obesità grave secondo i dati divulgati nel Congresso Nazionale di Chirurgia dell'Obesità dal quale è emerso anche che le spese socio-sanitarie dell'obesità in Italia sono stimate in circa 23 miliardi di euro annui, per più del 60 per cento dovute all'incremento della spesa farmaceutica e ai ricoveri ospedalieri.
Per questo - sostiene la Coldiretti - occorre intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu’ anche delle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole delle giovani generazioni. Un obiettivo che - continua la Coldiretti - può anche essere incentivato con l'aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”.
Una strada che - conclude la Coldiretti - sta per essere percorsa anche negli Stati Uniti con l’impegno delle principali industrie multinazionali (Kraft Foods, Mars, Campbell Soup, Danone and PepsiCo) a ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli snacks venduti in macchinette, negozi o bar nelle scuole americane assunto dopo la battaglia condotta dalla William J. Clinton Foundation dell’ex Presidente Usa.

Fonte:WineNews -

20 ottobre, 2006

Il business delle diete: sotto l’etichetta niente

Dieta e benessere

Per i soli alimenti light il giro d'affari è stimato in 300 milioni di euro, ma i tassi di crescita sono super. In realtà però, la tendenza a dare una veste «salutista» si va estendendo sempre più a tutti i cibi che affollano gli scaffali dei supermercati. Le etichette degli alimenti abbondano sempre più di richiami alla linea, alla leggerezza, con eccessi che, a pensarci sopra un attimo, scadono nel ridicolo. Come possono essere dietetiche o light le patatine fritte? Eppure la fantasia dei pubblicitari non ha freno. «Il fatto è - spiega il professor Michele Carruba, direttore del Centro di studi e ricerche sull'obesità dell'Università di Milano e anima di molte campagne anti-ciccia dell'ex ministro Girolamo Sirchia - che non tutti leggono o sono in grado di capire le indicazioni nutrizionali, sulle etichette. Quindi risultano molto più efficaci le pubblicità».
«Alcune ricerche - gli fa eco Franca Braga, responsabile delle ricerche sui prodotti alimentari per l'associazione Altroconsumo - dimostrano che i consumatori, al momento dell'acquisto, si fanno influenzare soprattutto dagli slogan sulle etichette. E il controllo dell'Authority sulle pubblicità ingannevoli non riesce ad arginare il fenomeno: le condanne arrivano sempre troppo tardi e molti di questi prodotti a ogni stagione si rinnovano e tornano identici, ma con un altro nome».
Ecco quindi che a ogni giro in un supermercato si rinnova l'inganno e l'acquisto di merendine «magre» al cioccolato e integratori «rimodellanti». Di dietetico o salutare c'è poco o niente: le nostre preoccupazioni per la linea (in Italia il 45% della popolazione è sovrappeso) ci consegnano indifesi nelle mani di alimenti light e integratori a base di erbe «100% naturali». «Questo è uno dei richiami più di moda - spiega Braga - ma che gli ingredienti siano naturali non garantisce che facciano dimagrire, né che facciano bene. Il mese scorso è stato ordinato il ritiro di decine di integratori contenenti Cimicifuga racemosa. Una sostanza naturale. Ma tossica».
L'unico effetto fin qui provato è quello delle fibre che, se ingerite con acqua, poi si gonfiano e ci fanno sentire sazi. «Ma solo momentaneamente - frena Carruba - perché il senso di sazietà che prova il cervello è un meccanismo complesso. Se alla dilatazione gastrica non segue l'innalzamento della glicemia, la sazietà svanisce in pochi minuti. Ecco perché è meglio un panino integrale che un prodotto che isola una singola fibra». E ancora: sui «brucia calorie» sono arrivate decine di condanne per pubblicità ingannevole, ma lo slogan è duro a morire. E poi i prodotti «drenanti» e «diuretici» (che praticamente è la stessa cosa): «Perdere i liquidi - dice Braga - non significa dimagrire. Se invece c'è un serio problema di ritenzione idrica, allora bisogna andare dal medico».
C'è infine il capitolo dei prodotti light. Solo per birra, burro, margarina, formaggio e latte la legge fissa con precisione il quantitativo di grassi che deve contenere un prodotto per definirsi light. In tutti gli altri casi è far west. Dalle rilevazioni di Altroconsumo è emerso ad esempio che per i prodotti da forno, come i biscotti, ci sono versioni light che hanno più calorie della versione normale. «In molti altri casi - dice Braga - la versione light è ottenuta aggiungendo acqua o aria. Quindi basterebbe mangiare una porzione più piccola di quello stesso alimento per ottenere la stessa riduzione di calorie. Inoltre spesso si perde in gusto e qualità dell'alimento, visto che la diluizione richiede l'aggiunta di più conservanti».
«I pubblicitari sfruttano anche corrette informazioni dietetiche - dice Carruba -. Il caso dell'acqua minerale è eclatante; sono state fatte molte campagne contro gli alimenti con troppo sodio, ma l'acqua non è tra questi. I produttori di minerale hanno sfruttato l'occasione per lanciare acque con poco sodio. La riduzione del minerale nell'acqua però è insignificante dal punto di vista della salute. In più si tolgono altre sostanze, come il calcio, che invece fanno bene».
Non ci resta che sperare nell'Europa: sta per entrare in vigore un regolamento che detterà regole più precise sulle etichette. Riuscirà Bruxelles a farci aprire gli occhi?

Fonte: Il Giornale

31 agosto, 2006

Dopo le vacanze gli italiani pesano tre chili in più

Dieta e benessere

Tre chili in più: è quanto hanno guadagnato, in media, sei italiani su dieci al ritorno dalle vacanze estive. Lo afferma una ricerca della rivista Dimagrire (Edizioni Riza) condotta su mille italiani, secondo cui quella appena trascorsa è stata l'estate più grassa degli ultimi dieci anni. Una volta tornati a casa, 6 vacanzieri su 10 hanno scoperto di aver messo su una media di 3 chili a testa: è il risultato di scorpacciate di gelati, spuntini da spiaggia, spaghettate di mezzanotte e bibite senza sosta. Il 58% degli intervistati afferma, infatti, che le vacanze sono un'occasione per grandi mangiate in compagnia. Secondo la ricerca, i più colpiti sono i maschi sopra i 50 anni, che tornano in città con il «salvagente sui fianchi». Ma anche i bambini sono a rischio: si muovono poco, mangiano troppo e male e il risultato è che il 24% è in sovrappeso, l'11% è obeso. Ma perchè d'estate vige l'«anarchia alimentare»? Il 45% ritiene che in vacanza tutto sia permesso, mentre per il 43%, soprattutto sopra una certa età, la tavola rimane l'unica «trasgressione». Il 26% si illude che sia facile smaltire i chili di troppo. Dopo il responso della bilancia, però, solo il 39% degli italiani si sente davvero in sovrappeso: per il 29%, infatti, non si può parlare di sovrappeso se non si superano i 10 chili in più rispetto al peso-forma, per il 23% è necessario pesare 20 chili in più. E il 9% resta addirittura indifferente all'aumento di peso.

Fonte: Il Giornale

30 agosto, 2006

Vacanze: al rientro 6 italiani su 10 ingrassati

Dieta e benessere

C'è la convinzione che i chili saranno facili da smaltire. Lo dice un sondaggio della rivista «Dimagrire». I più ingrassatii sarebbero i maschi ultracinquantenni

Rientro «pesante» dalle vacanze per 6 italiani su 10. I più ingrassatii sarebbero ultracinquantenni maschi, ma anche i bambini non si sottraggono all'epidemia di pinguedine. È quanto emerge da una ricerca della rivista «Dimagrire» (Edizioni Riza) in edicola in questi giorni, condotta su un campione di circa mille italiani. Le cause? Probabilmente le grandi mangiate in compagnia (ha «confessato» il 58% del campione), colazioni ipercaloriche e abbuffate varie di mezzanotte e dintorni.
Quali sono le ragioni di questa anarchia alimentare estiva? Il 45% degli intervistati ritiene che in vacanza tutto sia permesso, mentre il 43% pensa che, soprattutto sopra una certa etá, la tavola rimane l'unica trasgressione consentita. Poi c'è la convinzione, che i chili che si accumulano sul «girovita» saranno facili da smaltire.

Dopo il responso della bilancia, però, solo il 39% degli italiani si sente davvero in sovrappeso, gli altri faticano ad accettare la realtà. Per il 29% degli italiani infatti non si può parlare di sovrappeso se non si superano i 10 chili in più rispetto al peso-forma, per il 23% addirittura è necessario pesare 20 chili in più. Nello specifico, il 31% nega in maniera assoluta il problema, il 24% si deprime per i chili di troppo, il 9% resta indifferente all'aumento di peso. Gli esperti della rivista spiegano che negare il problema è un comportamento molto diffuso «che deriva da una strategia a livello inconscio: quando ci si trova ad affrontare un ostacolo ritenuto insormontabile si tende a rassegnarsi e a metterlo da parte».

Fonte: Corriere della Sera

21 agosto, 2006

Stop alla dieta se vuoi combattere la buccia d'arancia

Dieta e benessere

Secondo uno studio Usa l'odiatissima cellulite peggiora nelle donne che si mettono a stecchetto: le più magre ne hanno di più a causa della perdita di elasticità della pelle

La cellulite? Peggiora con la dieta, specie se non si è in sovrappeso. A rivelarlo uno studio statunitense della American Society of Plastic Surgeons e diffuso dalla Bbc. Gli esperti hanno monitorato 29 donne messe a 'regime' arrivando ad una scoperta del tutto inattesa: le più magre, che avevano perso solo una modesta quantità di peso, alla fine del trattamento avevano subito un visibile aumento della pelle a buccia d'arancia.

E la spiegazione è semplice: la perdita di elasticità della pelle. «La cellulite fa parte della vita, è un fenomeno congenito e non esiste alcuna cura efficace», afferma Douglas McGeorge, della British Association of Aesthetic Plastic Surgeons, secondo il quale è del tutto inutile affaticarsi con diete e sacrifici contro l'antiestetica buccia d'arancia che colpisce almeno l'85% del gentil sesso.

La cellulite, spiega lo specialista, si annida nel tessuto fibroso che connette i muscoli alla pelle. Quando lipidi, fluidi e tossine si concentrano sotto l'epidermide, il tessuto si indurisce, i grassi si comprimono e si produce il classico effetto a 'materasso'. E con l'età, prosegue, la pelle si assottiglia e la cellulite appare visibilmente peggiore. Consigliabile dunque, bere molta acqua e fare attività fisica, ma i soldi spesi per creme, cerotti e prodotti di ogni genere rischiano davvero di essere 'buttati al vento'.

Fonte: Il Resto del Carlino

Ecco il reality dei ciccioni: vince chi dimagrisce di più

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Sei uomini e sei donne, tutti ciccioni, che fanno a gara a chi dimagrisce di più. È la formula di The biggest loser, il reality americano condotto dalla bionda attrice Carolin Rhea (una delle due zie streghe del telefilm Sabrina) che da stasera fino a Natale sarà trasmesso anche in Italia su Sky Vivo, alle 22.
I dodici, chiusi in una clinica della salute, saranno divisi in due squadre miste, la rossa e la blu, seguite ognuna da un personal trainer, Bob Harper per la blu e Jillian Michaels per la rossa. Saranno costretti a indossare calzoncini e t-shirt per correre la mattina presto, a cimentarsi in massacranti esercizi gambe-addominali-glutei e a seguire una dieta ferrea, nonostante, terribile tentazione, ognuno di loro abbia a disposizione un frigorifero personalizzato con dentro le vivande che preferisce.
Giudice inappellabile sarà la bilancia. Ogni settimana stabilirà chi ha raggiunto i risultati meno soddisfacenti e quest'ultimo dovrà abbandonare la clinica. A fine anno ne resterà solo uno che, insieme con la nuova, invidiabile linea, porterà a casa 250mila dollari.
Quella che vedremo è la terza stagione del The biggest loser: lanciato dalla Nbc, è diventato in poco tempo un fenomeno di costume, con punte di nove milioni di spettatori. Sul suo sito è possibile calcolare il proprio peso forma, scaricare le diete seguite dai concorrenti e chattare con i due personal trainer.
Un successo forse annunciato, dato che oltreoceano l'obesità è vissuta come un vero flagello, e per le strade di New York e Los Angeles non è raro incontrare persone che girano in sedia a rotella semplicemente perché sono troppo grasse per camminare. Ma anche qui da noi il «reality dei ciccioni» potrebbe diventare un cult. Essere in perfetta forma è stato il tormentone preferito di questa estate 2006. Tra le decine di foto apparse su rotocalchi e quotidiani che ritraevano cantanti e attrici hollywoodiane con le ossa fin troppo in evidenza, da Keira Knightley a Paris Hilton a Lindsay Lohan, e altrettante che impietosamente rivelavano la cellulite su gambe insospettabili, come quelle di Anna Falchi e Kate Moss, il caso più eclatante è stato senz'altro quello del ministro della Famiglia Rosy Bindi: il politico è stata ben lieta di raccontare a lettori ed elettori di aver perduto dieci chili in dieci settimane, con l'aiuto del cantautore Mimmo Locasciulli, esperto nutrizionista come si venne a sapere qualche anno fa, quando fece tornare in forma il sindaco di Roma Walter Veltroni. Così, sensibili all'argomento, ora che rientriamo dalle vacanze e ci iniziamo a pentire di avere lasciato che, oltre alla mente, si rilassassero anche gli addominali, godremo un po' sadicamente guardando le sudate dei dodici partecipanti.
Per presentare lo show, domenica 3 settembre alle 15.30 andranno in onda su Sky Vivo i commenti, tra il serio e il faceto, di divi dello spettacolo ed esperti della gastronomia. Così, Serena Grandi racconterà che nonostante il successo delle sue curve, tante volte avrebbe desiderato somigliare alla longilinea Audrey Hepburn: «Avere un corpone, diciamo così... sexy, a volte è stato un passaporto diplomatico, a volte una negazione problematica, sicuramente. Certo, nel mio immaginario, essere una modella di Chanel sarebbe stato il massimo, un corpo un po' androgino, totalmente diverso da quello che ho! Un po' come Colazione da Tiffany».
L'attore Rodolfo Laganà, invece, ci terrà a specificare che si ama cicciottello come è: «Se dimagrissi sono sicuro che lavorerei molto meno, che la mia faccia cambierebbe, che la mia solarità cambierebbe. Non mi so vedere magro, fico, biondo: io sono nato così e così resto. Perché grasso è bello, è energia, è simpatia».

Fonte: Il Giornale

19 agosto, 2006

Su Sky il reality che fa dimagrire

Dieta e benessere

Sky lancia la sfida ai chili di troppo con un reality. Da lunedì prossimo sarà in onda su Sky Vivo il reality della Nbc The Biggest Loser. Due squadre di «ciccioni» si sfideranno a colpi di fitness e digiuni. Ogni settimana il concorrente che ha perso meno chili sarà eliminato. Per dimagrire sarà necessario anche saper fare rinunce ed ogni concorrente dovrà resistere al proprio personale frigorifero che conterrà i cibi preferiti. I concorrenti resteranno chiusi in un centro benessere fino alla fine dell'anno.

Fonte: Il Giornale

01 agosto, 2006

Dalla California il vaccino anti-obesità

Dieta e benessere

Addio pillole dimagranti e diete fai da te: in futuro per dimagrire senza sacrifici, ci si potrà vaccinare contro i chili di troppo. E perché no, di vaccini in circolazione ce sono tanti, sperimentarne uno anche per dimagrire, non può essere che entusiasmante.

La scoperta, che è stata resa nota sulla rivista dell’Accademia Americana delle scienze Pnas, arriva fresca dalla California e precisamente da Kim Janda dello Skaggs Institute for Chemical Biology> che ha effettuato i suoi primi esperimenti su alcuni topolini cui è stato somministrato il vaccino in questione.

Si tratta di una sostanza che previene l’aumento di peso, inducendo una reazione immunitaria contro l’unico ormone dell'appetito che si conosca, la grelina, e quindi pur continuando a mangiare normalmente, si è notato che i topolini ingrassavano di meno rispetto ai topini cui non era stato somministrato il vaccino.

La grelina è un ormone di recente identificazione che ha tra i suoi compiti quello di inviare al cervello l’input della sensazione della fame. E’ una sostanza prodotta da cellule dello stomaco che viene riversata nel sangue, i cui livelli oscillano alle diverse ore del giorno, crescendo prima dei pasti e calando a picco dopo aver mangiato.

Quindi piuttosto che una dannosa pillola per dimagrire da prendere per lunghi periodi, con effetti collaterali talvolta disastrosi, gli scienziati californiani hanno dunque pensato ad un vaccino che, somministrato una sola volta, sia in grado di produrre effetti duraturi sul lungo termine. Dunque, poiché la grelina è un ormone fortemente implicato nel controllo di appetito e metabolismo, inducendo una reazione immunitaria contro tale ormone, ecco che il gioco è fatto. Parlando più specificamente, i ricercatori hanno creato degli immunoconiugati della grelina, ovvero piccole proteine che si legano alla grelina in modo specifico e inducono le difese immunitarie del corpo ad attaccare l'ormone.

Somministrati a un gruppo di topolini, gli immunoconiugati hanno funzionato riducendo la quantità di ormone nel sangue e conseguentemente l'aumento di peso, accelerando il consumo di grassi corporei, determinando effettivamente un calo ponderale rispetto ai topolini non trattati e, cosa ancora più entusiasmante, a parità di tipo e quantità di alimentazione. È chiaro che i topolini vaccinati non mangiano di meno, ma semplicemente il vaccino fa sì che assimilino di meno.

Risultati sicuramente importanti ma da valutare con cautela, suggeriscono gli esperti, perché occorrerà del tempo prima che si possa parlare di un vaccino anti-obesità anche per le persone.

Fonte: Agenzia Radicale