"Sostituti" dei pasti? Usateli così
I meno giovani ricorderanno il clamoroso ingresso dei "bibitoni" dimagranti negli anni 70, quando nel balletto delle diete più o meno assurde irruppero le diete a bassissimo contenuto energetico (very law calorie diet), dette anche a risparmio proteico, che avrebbero dovuto sostituire per qualche settimana il pasto degli obesi più motivati a redimersi. Per la verità non fu un vero insuccesso, dato che ad idearle non era stato il solito improvvisatore bensì un gruppo di esperti abituati a trattare la grande obesità con diete fortemente ipocaloriche ma, all'epoca, non abbastanza evolute sul piano gustativo e dei componenti nutrizionali.
Oggi, invece, l'industria è riuscita a produrre minestroni vegetali o ancor meglio barrette ipocaloriche in regola con i parametri dettati dall'Unione Europea per la registrazione e vendita dei "prodotti dietetici destinati a diete ipocaloriche volte alla riduzione del peso". Quindi, le attuali barrette sostitutive di un pasto (ma le norme prevedono anche la registrazione di sostituti dell'intera razione giornaliera), debbono fornire tra 200 e 400 kcal, avere una percentuale di proteine fra il 25-30 per cento delle calorie fornite e debbono coprire il 30 per cento del fabbisogno giornaliero di vitamine e minerali. Con queste e altre garanzie, approvate da apposita Commissione del ministero della Salute, le rinate "barrette" possono dare il loro contributo ad un programma di dimagrimento ma ancor più, a mio giudizio, a quella dieta di mantenimento che la maggior parte degli "obesi dimagriti" finisce per trascurare con l'ovvio risultato di recuperare, in 6 mesi o un anno, quasi tutti i chili faticosamente perduti.
L'idea di dimagrire, basandosi solo sulla sostituzione di un certo numero di pasti con le barrette, rientrava nella logica semplicistica con cui è stata affrontata l'obesità nei decenni scorsi, cioè senza tener conto dello "stile di vita" e della necessità di continuare a vivere con amici e amiche o di celebrare le feste comandate e di partecipare alle cene di lavoro. In effetti il ricorso continuativo alle barrette, per alcune settimane, è un espediente tecnico che un medico esperto può indicare per avviare un ennesimo tentativo dimagrante nei grandi obesi, reduci dal naufragio di precedenti diete o peggio dalle ricadute che sempre incombono su chi non è riuscito a migliorare con le abitudini alimentari anche lo stile di vita, magari cancellando dal proprio vocabolario la parola sedentarietà. Le indicazioni più utili delle barrette riguardano, però la compensazione di un pasto "completo" e irrinunciabile, o la sostituzione di 2-3 pasti settimanali, magari per facilitare un impegno sportivo (palestra, piscina, tennis, passeggiate) durante il break.
Insomma, sostituire qualche pasto con le barrette (da accompagnare sempre con almeno un paio di bicchieri di acqua o bibite analcoliche per poter garantire un adeguato effetto-sazietà) non è una stranezza ma solo un pratico accorgimento per evitare tentazioni ma soprattutto per riequilibrare qualche eccesso "imparabile". La grande varietà dei gusti, almeno per i prodotti forniti dalle ditte leader, è un ulteriore fattore di progresso e quindi di più frequente e gradita utilizzazione, sia da parte di chi non riesce ad intensificare la loro spesa energetica, sia da chi non possa sottrarsi ai pranzi di lavoro.
Fonte: La Repubblica


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