Mai ridursi all'osso
In Italia più di 3 milioni di donne, soprattutto in postmenopausa, e oltre un milione di uomini, soprattutto anziani, soffrono di osteoporosi: lo scheletro si indebolisce, diventa fragile, e con l'avanzare dell'età aumenta sensibilmente il rischio di rimanere vittima di fratture. Se ne contano 250.000 l'anno, 3 su 4 a danno di ultrasessantacinquenni che in un caso su due non riusciranno a tornare al precedente livello di autonomia: 80.000 all'anca, 70.000 al femore, il resto alle vertebre, all'omero, al polso, per una spesa che supera i 3.5 miliardi di euro, e per i soli ricoveri.
Ma l'osteoporosi, universalmente percepita come una sorta si condanna del tempo che passa, si può invece prevenire. Con un adeguata attività fisica fin dall'infanzia e poi, a tavola, assumendo con latte e latticini quantità adeguate di calcio (il principale responsabile della mineralizzazione ossea) e di vitamina-D, che del calcio controlla l'assorbimento e sta nel salmone, sardine, tonno, aringhe, sgombro. A condizione che a ben mangiare si inizi subito, a partire dall'infanzia, in modo da poter raggiungere ognuno il proprio picco di massa ossea cioè il massimo potenziale di densità dell'osso che il nostro Dna è in grado di prometterci.
Nello sviluppo dell'osteoporosi, infatti, una crescita ossea sub-ottimale negli anni dell'infanzia e adolescenza, va considerata importante tanto quanto la perdita di massa ossea che si verifica in seguito per fattori aggiuntivi (vecchiaia, menopausa, terapie, ecc...). Di conseguenza agire sui fattori che influenzano la qualità dell'osso - la dieta in primo piano - deve essere un impegno a ogni età. E si capisce allora perché la campagna annuale che l'International osteoporosis foundation (Iof) (173 associazioni sparse in 83 paesi) ha lanciato lo scorso 20 ottobre, Giornata mondiale dell'osteoporosi: Bone appetit - il ruolo del cibo per costruire e mantenere ossa forti.
"Dobbiamo dare a tutti la possibilità di raggiungere il picco di massa ossea attraverso gli stili di vita: con l'alimentazione, che è il focus della campagna 2006 e con il movimento, il tema del 2005. È intorno ai 25 anni, soprattutto grazie al cibo, che si arriva a questo valore, che rimane stabile fino a 40-50 circa. Se il picco non viene raggiunto da giovani, il deterioramento dello scheletro sarà rapido, e l'ingresso nella zona di rischio frattura anticipato", spiega Maria Luisa Brandi, nel comitato scientifico Iof, presidente della Siommms, la Società italiana osteoporosi e metabolismo minerale e malattie dello scheletro. "Anche in seguito è fondamentale assumere calcio e vitamina D: a 50-55 anni, se si perde massa ossea si possono utilizzare integratori. Quando la rarefazione dell'osso ha raggiunto il livello di guardia si può pensare al trattamento farmacologico".
L'osteoporosi è in sostanza uno squilibrio del turn-over dell'osso, il cui metabolismo è sbilanciato verso il riassorbimento a discapito della formazione di nuovo tessuto: nelle donne in menopausa per una fisiologica carenza di estrogeni (osteoporosi primaria. Questa è la ragione principale per cui la malattia è in aumento: le donne oggi contano su un'aspettativa di vita di 85 anni!). Negli uomini per corticoterapie prolungate, alcolismo, ipogonadismo, ipercalciuria... (osteoporosi secondarie). E poi, per tutti, per malassorbimento, intolleranza al lattosio (siamo primi in Europa per numero di casi!) una condizione che limita già nei bambini l'ingestione di alimenti ricchi di calcio, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, diabete... Terapie con cortisonici, eparina, antiepilettici.... Per lunghe diete dimagranti ripetute durante l'adolescenza... In conclusione, l'osteoporosi non è come le rughe e i capelli bianchi, checché se ne dica, inevitabili condanne.
Fonte:La Repubblica


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