LA SFIDA ATTRAVERSO L’AMERICA DI UN CORRIDORE DI 200 CHILI
Mette una sconfinata allegria la storia del ciccione americano che sta scarpinando from coast to coast per perdere girovita e riguadagnare vita: la vita che l'obesità, che lui chiama «il suicidio dei codardi», stava rosicchiandogli giorno dopo giorno, e chilo su chilo. All’inizio di aprile, prima di partire da San Diego, California, Steve Vaught pesava un paio di quintali e a piedi non riusciva neanche a percorrere il supermercato, sua estasi e tormento. Duemila miglia dopo, è arrivato a Indianapolis e marcia veloce verso New York, registrando ogni giorno nel suo diario online progressi (nel chilometraggio) e perdite (nel chilogrammaggio): la partita doppia del suo trionfo esistenziale, prima ancora che fisico. È una specie di Bridget Jones alla rovescia, lei annotava i cedimenti alla crapula, lui la conquista della fatica e del sacrificio. Che fa miracoli, più di qualsiasi pillola «miracolosa».
Niente scorciatoie chimiche, invece un lungo lento cammino attraverso il continente, un pellegrinaggio profano nel quale non mancano né bagliori spirituali né soddisfazioni tutt'altro che ascetiche: i network tivù ronzano intorno al viandante, nel sito sono in vendita t-shirts celebrative, seguirà libro. «Fat Man Walking», così Steve intitolerà le sue memorie. Ma il richiamo cinematografico è ovviamente un altro, è a Forrest Gump che trotterella con altrettanta luminosa ingenuità.
Vista da qui, l’impresa di Steve sembra una quintessenza dell'americanità, con il diritto costituzionale alla felicità che si incaglia in un mesto «non sono felice perché sono grasso», e poi il balzo verso la Frontiera del dimagrimento. Vista da lì, chissà che effetto fa alle decine di milioni di americani obesi. Forse lo guarderanno alla tele sgranocchiando popcorn e facendo la ola, o forse invece si allacceranno a fatica le scarpette e via, a piedi verso la normalità.
Fonte: La Mescolanza

