Dieta e benessere

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31 ottobre, 2006

Dieta idrica: bere acqua fa dimagrire

Dieta e benessere

Consumare due bicchieri al giorno si traduce, mediamente, in una perdita corporea di due chili ogni anno STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
NEW YORK – L’acqua fa dimagrire. Più se ne beve e meglio è per la linea. Lo rivela uno studio californiano realizzato dal Children's Hospital e dall’Oakland Research Institute e presentato nel corso dell’annuale convegno dell’Obesity Society che si sta svolgendo in questi giorni a Boston. La rivoluzionaria ricerca effettuata da un’equipe di specialisti guidati dalla Dottoressa Jodi Stookey parla chiaro. “Gli individui a dieta che decidono di bere acqua al posto delle tradizionali bibite quali aranciata, succhi di frutta e CocaCola perdono quattro chili l’anno in più rispetto a chi consuma anche bevande zuccherate e ipercaloriche. Consumare due bicchieri di acqua il giorno si traduce, mediamente, in una perdita corporea di due chili ogni anno.
NOVITA’ - Le diete dimagranti più popolari al mondo, – dalla South Beach all’Atkinson – consigliano già da anni di bere “molta acqua”, per aiutare la digestione e diminuire al contempo il consumo di bevande gassate e ad alto contenuto di zuccheri e calorie. Ma fino ad oggi non esistevano prove conclusive sull’effetto dimagrante dell’acqua. A cambiare le cose è questo nuovo studio che ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 240 donne soprappeso, d’età compresa tra i 25 e i 50 anni, che si sono sottoposte a regimi dimagranti quali l’Atkins e The Zone, imperniati in larga misura sulla riduzione nell’assunzione di carboidrati.
DIETA - Prima di iniziare “la dieta idrica”, le donne obese o soprappeso bevevano in media due lattine di soft drink al giorno (inclusi succhi di frutti e bibite dolci gassate, per un totale di 200 calorie). Una volta intrapresa la dieta a base di acqua, la maggior parte ha registrato una drastica diminuzione di peso. Quelle che hanno sostituito tutte le bibite con l’acqua hanno perso, mediamente, tre chili l’anno in più rispetto alle altre donne a dieta che hanno continuato a bere i tradizionali drink gassati. Quattro bicchieri di acqua al giorno si sono tradotti per la maggior parte in 4 chili in meno ogni 12 mesi.
PESO - “Bere acqua aiuta a dimagrire”, conclude la dietologa Jodi Stookey, coordinatrice dello studio. “Il motivo non è solo che si rimpiazzano bibite ipercaloriche con bibite prive di calorie ma anche il fatto che l’acqua aiuta a purificare l’organismo e a bruciare grassi”. “Si tratta di tesi provocatorie ed importanti”, gli fa eco Thomas Wadden, presidente della Obesity Society, “Se invece di junk-drink gli americani bevessero acqua, il Paese risolverebbe in breve tempo l’epidemia di obesità che oggi affligge anche e soprattutto i giovanissimi”. “E’ come l’uovo di Colombo”, gli fa eco Barry Popkin, docente di scienza dell’alimentazione all’Università del North Carolina-Chapel Hill. “Invece di guardare al futuro, i dietologi oggi guardano sempre di più al passato. Ad un’era in cui l’acqua era l’unica, spartana bevanda non alcolica servita nelle case degli americani”.
OBESITA’- Dietro alla ricerca non c’è, per fortuna, la potente lobby di produttori di acqua minerale, che negli ultimi anni ha subito un inarrestabile boom in America. “Non esiste alcuna differenza tra acqua di rubinetto e acqua in bottiglia”, tiene a precisare la Dott. Stookey. “L’importante è che sia acqua”. Secondo le statistiche compilate dagli esperti, gli americani non hanno affatto diminuito il loro consumo di acqua rispetto a 10 o 20 anni fa: hanno solo aumentato in maniera vertiginosa quello di bibite dolci gassate. “Questa è la vera ragione dietro la dieta ipercalorica dell’americano medio”, conclude la Stookey, “Il motivo principale della crescita esponenziale ed inarrestabile di obesità tra la popolazione”

Fonte:Corriere della Sera

27 ottobre, 2006

Mai ridursi all'osso

Dieta e benessere

In Italia più di 3 milioni di donne, soprattutto in postmenopausa, e oltre un milione di uomini, soprattutto anziani, soffrono di osteoporosi: lo scheletro si indebolisce, diventa fragile, e con l'avanzare dell'età aumenta sensibilmente il rischio di rimanere vittima di fratture. Se ne contano 250.000 l'anno, 3 su 4 a danno di ultrasessantacinquenni che in un caso su due non riusciranno a tornare al precedente livello di autonomia: 80.000 all'anca, 70.000 al femore, il resto alle vertebre, all'omero, al polso, per una spesa che supera i 3.5 miliardi di euro, e per i soli ricoveri.
Ma l'osteoporosi, universalmente percepita come una sorta si condanna del tempo che passa, si può invece prevenire. Con un adeguata attività fisica fin dall'infanzia e poi, a tavola, assumendo con latte e latticini quantità adeguate di calcio (il principale responsabile della mineralizzazione ossea) e di vitamina-D, che del calcio controlla l'assorbimento e sta nel salmone, sardine, tonno, aringhe, sgombro. A condizione che a ben mangiare si inizi subito, a partire dall'infanzia, in modo da poter raggiungere ognuno il proprio picco di massa ossea cioè il massimo potenziale di densità dell'osso che il nostro Dna è in grado di prometterci.
Nello sviluppo dell'osteoporosi, infatti, una crescita ossea sub-ottimale negli anni dell'infanzia e adolescenza, va considerata importante tanto quanto la perdita di massa ossea che si verifica in seguito per fattori aggiuntivi (vecchiaia, menopausa, terapie, ecc...). Di conseguenza agire sui fattori che influenzano la qualità dell'osso - la dieta in primo piano - deve essere un impegno a ogni età. E si capisce allora perché la campagna annuale che l'International osteoporosis foundation (Iof) (173 associazioni sparse in 83 paesi) ha lanciato lo scorso 20 ottobre, Giornata mondiale dell'osteoporosi: Bone appetit - il ruolo del cibo per costruire e mantenere ossa forti.
"Dobbiamo dare a tutti la possibilità di raggiungere il picco di massa ossea attraverso gli stili di vita: con l'alimentazione, che è il focus della campagna 2006 e con il movimento, il tema del 2005. È intorno ai 25 anni, soprattutto grazie al cibo, che si arriva a questo valore, che rimane stabile fino a 40-50 circa. Se il picco non viene raggiunto da giovani, il deterioramento dello scheletro sarà rapido, e l'ingresso nella zona di rischio frattura anticipato", spiega Maria Luisa Brandi, nel comitato scientifico Iof, presidente della Siommms, la Società italiana osteoporosi e metabolismo minerale e malattie dello scheletro. "Anche in seguito è fondamentale assumere calcio e vitamina D: a 50-55 anni, se si perde massa ossea si possono utilizzare integratori. Quando la rarefazione dell'osso ha raggiunto il livello di guardia si può pensare al trattamento farmacologico".
L'osteoporosi è in sostanza uno squilibrio del turn-over dell'osso, il cui metabolismo è sbilanciato verso il riassorbimento a discapito della formazione di nuovo tessuto: nelle donne in menopausa per una fisiologica carenza di estrogeni (osteoporosi primaria. Questa è la ragione principale per cui la malattia è in aumento: le donne oggi contano su un'aspettativa di vita di 85 anni!). Negli uomini per corticoterapie prolungate, alcolismo, ipogonadismo, ipercalciuria... (osteoporosi secondarie). E poi, per tutti, per malassorbimento, intolleranza al lattosio (siamo primi in Europa per numero di casi!) una condizione che limita già nei bambini l'ingestione di alimenti ricchi di calcio, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, diabete... Terapie con cortisonici, eparina, antiepilettici.... Per lunghe diete dimagranti ripetute durante l'adolescenza... In conclusione, l'osteoporosi non è come le rughe e i capelli bianchi, checché se ne dica, inevitabili condanne.

Fonte:La Repubblica

La dieta idrica è la più efficace per dimagrire

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L'acqua fa bene, non c'è differenza tra quella di rubinetto e la minerale, l'importante è berla.
Uno studio del Children’s Hospital e dell’Oakland Researche Institute ha evidenziato come bere due bicchieri di acqua al giorno, porti l’organismo, a perdere due chili in un anno.

Già si sapeva che durante una dieta dimagrante è fondamentale bere almeno un litro e mezzo di acqua, ma fino ad oggi non era stato scientificamente provato che l’acqua avesse potere dimagrante, ma che servisse per depurare l’organismo. Quattro chili in meno l’anno per chi bene acqua sostituendola a bibite gassate o zuccherine.

Per questo studio, sono state osservate 240 donne sovrappeso di età compresa tra i 25 ed i 50 anni che si sono sottoposte a diete diverse che riducevano l’assunzione di carboidrati, nel momento in cui hanno intrapreso la dieta a base di acqua, si è registrata una sensibile diminuzione di peso, rispetto a chi beveva le bibite. Si è dimostrato dunque che gi effetti di questa bibita inodore ed incolore sono: purificazione dell’organismo, bruciare i grassi, e non apportare calorie.

In America, purtroppo il problema dell’obesità è molto sentito e presente, purtroppo pur consumando acqua, non c’è differenza se di rubinetto o minerale, è cresciuto in maniera smisurata il consumo di bibite gassate e succhi zuccherini che sono i veri artefici dei danni all’organismo.

Fonte: The Instablog

25 ottobre, 2006

Leggende dietetiche

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Siamo continuamente bombardati da diete di tutti i tipi e consigli che molto spesso si trasformano in regole assolute. Facciamo ordine e ricordiamoci di mangiare poco di tutto

L'informazione è fondamentale per evitare le trappole dei falsi miti dietetici.
Di seguito alcune delle frasi che troppo spesso si sentono pronunciare...

Il cervello ha bisogno di zucchero
Non è certo lo zucchero inteso come saccarosio, cioè candido dolcificante del caffè... meglio dire che il cervello ha bisogno di glucosio, che non è la stessa cosa. Il glucosio si trova sì nello zucchero, ma molto più salutare è ricavarlo da un bel piatto di spaghetti, riso, polenta...
Una bella insalatona per restare in forma
Non illudiamoci di che ci facciano dimagrire! In molti casi forniscono più calorie di un piatto di lasagne. Anche il termine insalatona è orrendo...
Mangiare in bianco è più leggero
Niente di più inutile e controproducente! Un'allegra pasta al pomodoro rosso è estremamente leggera e digeribile, al contrario una candida pasta olio e formaggio è ricca di grassi. Inoltre un piatto gradevole per aspetto ed aroma ha il potere di renderci più felici.
La frutta all'inizio/lontano dai pasti
Lo stomaco non è fatto a scompartimenti stagni, tutto si mescola. Iniziare il pasto con la frutta non serve a controllare l'appettito perchè il senso di sazietà viene recepito dopo circa venti minuti dal primo boccone, quindi semmai sarebbe più utile consumare frutta molto prima del pasto. In quanto alla presunta necessità di consumare la frutta lontano dai pasti per digerire meglio, anche questo è un mito senza fondamento.
Il pompelmo fa dimagrire e disintossica
Contiene all'incirca la stessa quantità di zuccheri e calorie delle arance, ma ha meno vitamina C e costa molto di più. Sicuramente non ha nessuna proprietà dimagrante e disintossicante.
L'ananas scioglie i grassi
Non c'è nessun alimento che scioglie i grassi! L'ananas facilita la digestione delle proteine ed è un frutto delizioso.
Le banane fanno ingrassare
Non solo non fanno ingrassare, ma sono uno splendido, economico e naturale integratore energetico-vitaminico-minerale da avere sempre a portata di mano nella sacca della palestra o negli zaini di scuola.
Quando si è a dieta, come frutta solo mele
Si tratta di un frutto più povero di vitamine e minerali, nonchè più ricco di zuccheri e calorie rispetto a molti altri quali albicocche, amarene, ananas, arance, ciliege, kiwi, pere.. Chi segue una dieta dimagrante scelga gioiosamente tra tutta la frutta fresca di stagione e, se desidera, si mangi anche le mele!
Un gelato può sostituire un pasto...

Fonte:LifeGate

24 ottobre, 2006

LA LONGEVITA’ DIPENDE DA DIETA MEDITERRANEA ... SECONDO LA COLDIRETTI

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Il record di longevità degli italiani conquistato grazie soprattutto ad una alimentazione fondata sui principi della dieta mediterranea, fortemente radicati nelle campagne, rischia di non essere mantenuto in futuro a causa delle malattie determinate all’obesità e dal soprappeso che ormai interessano un bambino italiano su tre. Lo afferma la Coldiretti che, nel commentare i dati Istat contenuti nel rapporto dedicato alla mortalità della popolazione residente in Italia, sottolinea la necessità di trasferire alle nuove generazioni i principi di una corretta alimentazione fondata su cibi come la frutta e verdura che assicurano naturalmente l’equilibrio dietetico necessario a rimanere in forma.
Non è un caso - sostiene la Coldiretti - che il record regionale di longevità sia stato realizzato nelle Marche, una regione che mantiene una forte connotazione rurale con il 65% del territorio gestito dalle imprese agricole, ben 13 punti sopra la media nazionale, che è del 52%. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari garantiscono agli italiani - sottolinea la Coldiretti - una vita media di 77,2 anni per gli uomini e di 82,8 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Un record che potrebbe non essere mantenuto dai giovani per colpa - sostiene la Coldiretti - dell’abbandono della tradizionale cultura alimentare fondata sulla dieta mediterranea, con un aumento record dei casi di obesità o soprappeso, che riguardano il 36 per cento dei ragazzi attorno ai dieci anni, il valore più alto tra i Paesi Europei secondo una indagine Merrill Lynch.
L’allarme lanciato dal Congresso Internazionale sull’Obesità ha messo infatti in evidenzia il rischio - riferisce la Coldiretti - che i ragazzi di questa generazione per la prima volta nella storia potrebbero essere i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall’obesità e dal soprappeso che interessano nel mondo un miliardo di persone, un numero superiore agli 800 milioni che soffrono di denutrizione. E in Italia - sottolinea la Coldiretti - su 5 milioni di obesi, 800mila sono affetti da obesità grave secondo i dati divulgati nel Congresso Nazionale di Chirurgia dell'Obesità dal quale è emerso anche che le spese socio-sanitarie dell'obesità in Italia sono stimate in circa 23 miliardi di euro annui, per più del 60 per cento dovute all'incremento della spesa farmaceutica e ai ricoveri ospedalieri.
Per questo - sostiene la Coldiretti - occorre intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu’ anche delle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole delle giovani generazioni. Un obiettivo che - continua la Coldiretti - può anche essere incentivato con l'aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”.
Una strada che - conclude la Coldiretti - sta per essere percorsa anche negli Stati Uniti con l’impegno delle principali industrie multinazionali (Kraft Foods, Mars, Campbell Soup, Danone and PepsiCo) a ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli snacks venduti in macchinette, negozi o bar nelle scuole americane assunto dopo la battaglia condotta dalla William J. Clinton Foundation dell’ex Presidente Usa.

Fonte:WineNews -

20 ottobre, 2006

Il business delle diete: sotto l’etichetta niente

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Per i soli alimenti light il giro d'affari è stimato in 300 milioni di euro, ma i tassi di crescita sono super. In realtà però, la tendenza a dare una veste «salutista» si va estendendo sempre più a tutti i cibi che affollano gli scaffali dei supermercati. Le etichette degli alimenti abbondano sempre più di richiami alla linea, alla leggerezza, con eccessi che, a pensarci sopra un attimo, scadono nel ridicolo. Come possono essere dietetiche o light le patatine fritte? Eppure la fantasia dei pubblicitari non ha freno. «Il fatto è - spiega il professor Michele Carruba, direttore del Centro di studi e ricerche sull'obesità dell'Università di Milano e anima di molte campagne anti-ciccia dell'ex ministro Girolamo Sirchia - che non tutti leggono o sono in grado di capire le indicazioni nutrizionali, sulle etichette. Quindi risultano molto più efficaci le pubblicità».
«Alcune ricerche - gli fa eco Franca Braga, responsabile delle ricerche sui prodotti alimentari per l'associazione Altroconsumo - dimostrano che i consumatori, al momento dell'acquisto, si fanno influenzare soprattutto dagli slogan sulle etichette. E il controllo dell'Authority sulle pubblicità ingannevoli non riesce ad arginare il fenomeno: le condanne arrivano sempre troppo tardi e molti di questi prodotti a ogni stagione si rinnovano e tornano identici, ma con un altro nome».
Ecco quindi che a ogni giro in un supermercato si rinnova l'inganno e l'acquisto di merendine «magre» al cioccolato e integratori «rimodellanti». Di dietetico o salutare c'è poco o niente: le nostre preoccupazioni per la linea (in Italia il 45% della popolazione è sovrappeso) ci consegnano indifesi nelle mani di alimenti light e integratori a base di erbe «100% naturali». «Questo è uno dei richiami più di moda - spiega Braga - ma che gli ingredienti siano naturali non garantisce che facciano dimagrire, né che facciano bene. Il mese scorso è stato ordinato il ritiro di decine di integratori contenenti Cimicifuga racemosa. Una sostanza naturale. Ma tossica».
L'unico effetto fin qui provato è quello delle fibre che, se ingerite con acqua, poi si gonfiano e ci fanno sentire sazi. «Ma solo momentaneamente - frena Carruba - perché il senso di sazietà che prova il cervello è un meccanismo complesso. Se alla dilatazione gastrica non segue l'innalzamento della glicemia, la sazietà svanisce in pochi minuti. Ecco perché è meglio un panino integrale che un prodotto che isola una singola fibra». E ancora: sui «brucia calorie» sono arrivate decine di condanne per pubblicità ingannevole, ma lo slogan è duro a morire. E poi i prodotti «drenanti» e «diuretici» (che praticamente è la stessa cosa): «Perdere i liquidi - dice Braga - non significa dimagrire. Se invece c'è un serio problema di ritenzione idrica, allora bisogna andare dal medico».
C'è infine il capitolo dei prodotti light. Solo per birra, burro, margarina, formaggio e latte la legge fissa con precisione il quantitativo di grassi che deve contenere un prodotto per definirsi light. In tutti gli altri casi è far west. Dalle rilevazioni di Altroconsumo è emerso ad esempio che per i prodotti da forno, come i biscotti, ci sono versioni light che hanno più calorie della versione normale. «In molti altri casi - dice Braga - la versione light è ottenuta aggiungendo acqua o aria. Quindi basterebbe mangiare una porzione più piccola di quello stesso alimento per ottenere la stessa riduzione di calorie. Inoltre spesso si perde in gusto e qualità dell'alimento, visto che la diluizione richiede l'aggiunta di più conservanti».
«I pubblicitari sfruttano anche corrette informazioni dietetiche - dice Carruba -. Il caso dell'acqua minerale è eclatante; sono state fatte molte campagne contro gli alimenti con troppo sodio, ma l'acqua non è tra questi. I produttori di minerale hanno sfruttato l'occasione per lanciare acque con poco sodio. La riduzione del minerale nell'acqua però è insignificante dal punto di vista della salute. In più si tolgono altre sostanze, come il calcio, che invece fanno bene».
Non ci resta che sperare nell'Europa: sta per entrare in vigore un regolamento che detterà regole più precise sulle etichette. Riuscirà Bruxelles a farci aprire gli occhi?

Fonte: Il Giornale