Dieta e benessere

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08 luglio, 2007

Per dimagrire occorre fatica "niente pastiglie magiche"

Dieta e benessere

Industria della dieta": così viene chiamato il mercato Usa dei prodotti dietetici, che fattura 30 miliardi di dollari. Ma per perdere peso l'unico modo provato è ridurre le calorie ingerite e aumentare quelle bruciate

L'attività fisica è fondamentale per perdere peso.

MILANO, 8 luglio 2007 - Nei soli Stati Uniti, le entrate annuali nella promozione delle diete e dei vari prodotti dietetici si aggira sui 30 miliardi di dollari. Un ricchissimo mercato, denominato nel Nord-America "Industria della Dieta" che produce alimenti, cosmetici, strategie e qualsiasi altro mezzo utile ad essere impiegato nella difficile guerra al sovrappeso. Questo particolare mercato, sfruttando l'impellente stato di necessità delle tante persone che vogliono o devono perdere chili e la loro mancanza di preparazione nell'affrontare la disagiata condizione di essere in sovrappeso, è divenuto il ricettacolo delle più incredibili ciarlatanerie e stupidità. Sofisticati strumenti diagnostici e sostanze sempre più miracolose ci assicurano che potremo finalmente dimagrire in modo rapido e senza alcuno sforzo, mangiando tutto quello che vogliamo e, addirittura, bruciando calorie mentre dormiamo. Speranze e milioni di euro e dollari se ne vanno così in pillole, pozioni, stimolatori e programmi che promettono un futuro più magro, insomma, proprio quello dei nostri sogni. Ma come si fa a distinguere la verità dalla menzogna?
RIDURRE LE CALORIE - Per prima cosa, mi dispiace disilludervi, ma qualunque affermazione che sostenga che si può dimagrire senza fatica è assolutamente falsa. L'unico modo provato di perdere peso consiste nel ridurre il numero di calorie ingerite e nell’aumentare il numero di quelle bruciate attraverso l'esercizio fisico. Le diete alla moda, per intenderci, quelle alla "yogurt e prosciutto tutti i giorni" o quelle a bassissimo tenore calorico servono solo a far entrare nel ciclo infernale del dimagrimento istantaneo seguito dall'ingrassamento altrettanto istantaneo non appena si ricomincia a mangiare normalmente.
SCONSIGLI - State alla larga poi da tutti quei prodotti che reclamano capacità magiche. No, quindi, ai cerotti dietetici, la cui efficacia non è stata mai dimostrata e, tanto meno, la loro innocuità. No alle cosiddette compresse "magnetiche" che attirerebbero il grasso fuori dal corpo: negli States sono addirittura proibite. No agli orecchini dimagranti che, applicati nei lobi nei punti dell'agopuntura, servirebbero a controllare l’appetito. Ebbene, la loro efficacia non risulta affatto dimostrata. No ai pericolosissimi cocktail di farmaci con garanzia soddisfatti o rimborsati, fenomeno purtroppo dilagante in Italia, spesso costituiti da sostanze molto molto dannose per il nostro organismo, come diuretici, spirulina, ormoni tiroidei, amfetamine, gonadotropina corionica, dinitrofenolo. E allora cosa fare? Non avete molte alternative: per perdere peso in modo sano e mantenere nel tempo i risultati acquisiti dovete modificare le vostre abitudini alimentari, ovvero mangiare di meno, e praticare una regolare attività fisica, ovvero bruciare di più. Per ora niente e nessuno è in grado di modificare questo dato inconfutabile.

Fonte:La Gazzetta dello Sport

06 luglio, 2007

Dieta a zona, il pieno di proteine non paga...

Dieta e benessere

Tra le diete di "moda" sembra primeggiare quella "a zona". Legata al nome del farmacologo Barry Sears, la "zona" non è altro che la riesumazione dei concetti già predicati da Atkins, ostinato pioniere delle diete iperproteiche, e osteggiati da tutte le Società scientifiche internazionali. Barry Sears ha introdotto però un pizzico di innovazione, derivato dal riadattamento di quanto era già noto a tutti i diabetologi sull'"indice glicemico": ovvero sul fatto che, pur a pari contenuto di carboidrati, il pane o le patate innalzano di più la glicemia, e quindi la risposta insulinemica, rispetto ai legumi o alla pasta. Dato che alcuni lettori mi hanno chiesto delucidazioni sull'utilità della dieta a zona, particolarmente nella pratica sportiva ma anche in corso di dimagrimento, torno su quanto avevo detto al momento della (ri)comparsa, in Italia delle diete iperproteiche e ipoglicidiche, antitetiche rispetto alla tradizione mediterranea.
Prima osservazione: se i ministeri della Salute e le Società scientifiche che studiano e diffondono notizie certe e condivise sulla nutrizione umana, hanno trovato un linguaggio comune sulla percentuale dei nutrienti che debbono soddisfare il fabbisogno calorico, non si comprende come dei singoli studiosi pretendano di essere depositari di una realtà diversa, senza avere i mezzi di studio e di ricerca dei più noti Centri universitari e ospedalieri che da decenni studiano l'argomento.
Seconda: qualsiasi dieta che aumenti la percentuale delle proteine finisce per alterare di conseguenza la percentuale dei grassi o dei carboidrati, sovvertendo quelle indicazioni che vengono fornite a tutti i cittadini sotto forma di linee guida o di "piramidi" con stratificazione prevalente dei carboidrati alla base e la segregazione di grassi e proteine animali verso l'apice della figura.
Il perché di questa ripartizione è presto detto. I carboidrati, una volta assorbiti, rappresentano l'energia pulita dell'organismo: cioè dalla loro demolizione deriva solo energia, acqua (facilmente eliminabile con l'urina ed il sudore) e anidride carbonica (eliminata con il respiro). Le proteine, certamente essenziali alla vita umana, comportano invece il problema dell'eliminazione dell'azoto per cui si è sempre indicata una quantità media, sufficiente alla manutenzione dei nostri tessuti pregiati, da non superare per non sovraccaricare fegato e reni, a cui spetta la lavorazione e l'eliminazione dei residui tossici delle proteine.
Proprio dal settore sportivo ed in particolare dall'atletica pesante (dove l'eccesso di proteine nella dieta è un pregiudizio inattaccabile) vengono segnalazioni sul sovraccarico renale di atleti che per decenni hanno adottato diete iperproteiche. Viceversa, la riduzione dei carboidrati è stata riconosciuta come utile nei primi mesi di una dieta dimagrante ma con un dimagrimento totale che dopo sei mesi non differisce da quello realizzato con analogo numero di calorie ma con l'abituale percentuale di carboidrati: cioè il 50-60% del totale calorico utilizzato. Allora, perché cambiare se i vantaggi sono effimeri mentre le forzature metaboliche pongono giustificati interrogativi ai medici più attenti alla gravità e cronicità del problema obesità..?

Fonte: La Repubblica

Cosa mangiare sotto il sole?

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Con il sopraggiungere del caldo e della bella stagione, inevitabilmente si tende a modificare l’alimentazione sia per questioni di palatabilità (si preferiscono certi alimenti e piatti) sia perché stare dietro ai fornelli con temperature domestiche proibitive non è certamente gradevole.
Le variazioni alimentari sono quindi legate alle condizioni climatiche che indirizzano i nostri gusti verso cibi in genere meno calorici e più freschi. L’orientamento spontaneo non è, comunque, privo di fondamento, e i gusti individuali, in genere, indirizzano verso giuste scelte. Curioso è come, in estate, si è spinti verso un regime dietetico adeguato, a differenza di quanto avviene in inverno.
Verosimilmente, si è legati a un passato remoto dove non esistevano gli agi della vita moderna. Il dispendio energetico varia, infatti, in base alle condizioni climatiche: le richieste energetiche del corpo aumentano quando fa freddo, per mantenere costante la temperatura corporea, e si riducono durante l’estate per il motivo opposto.
Tuttavia, oggi, abbigliamento, riscaldamento e uso di mezzi di trasporto riscaldati, hanno ridotto l’impegno del sistema termoregolatore del corpo, spesso non rendendo necessaria una quota calorica extra. In estate si necessita, in genere, di un minore apporto calorico.
Affermazione vera se l’impegno fisico fosse sempre lo stesso lungo l’arco dell’anno, mentre l’allungarsi delle giornate e il bel tempo consentono al ciclistica di allenarsi di più, approfittando anche delle ore di luce serali dopo il lavoro. Il ciclista, quindi, in realtà, durante la stagione calda necessita di un maggiore apporto calorico legato ai maggiori impegni fisici.
È probabilmente questo uno dei motivi per cui si tende ad aumentare di peso in inverno, dove al minore impegno fisico si abbina un’alimentazione più ricca in calorie, mentre in estate a cibi e piatti meno calorici si abbina un’intensa attività fisica.
Si parla, però, della riduzione del fabbisogno calorico per una minore richiesta del sistema termoregolatore: in inverno, al freddo, l’organismo brucia energia per produrre calore, che serve a mantenere costante la temperatura corporea. L’uomo è infatti un animale omeoterma, cioè un essere vivente che per vivere deve potere mantenere costante, intorno ai 36.5-37°, la temperatura corporea interna. In estate, al caldo, succede esattamente il contrario: il nostro corpo elimina calore per mantenere costante la temperatura corporea, processo che richiede meno energia del precedente. Uno dei sistemi più efficaci è la sudorazione, in quanto il sudore, evaporando, sottrae calore al nostro corpo.
Affinché il sistema sia più efficace, aumenta la quantità di sangue inviata alla pelle, perché possa cedere più facilmente il calore corporeo in eccesso all’ambiente esterno. Il dirottamento di più sangue alla cute riduce la quantità di sangue diretta all’apparato gastroenterico e può, di conseguenza, ridurre la funzionalità e le capacità digestive di tale apparato. È questo uno dei possibili motivi della riduzione dell’appetito quando fa caldo e delle preferenze verso piatti meno elaborati e alimenti più facilmente digeribili. Tuttavia, se si riduce il fabbisogno calorico per la termoregolazione, aumenta il fabbisogno idrico per integrare le perdite attraverso la sudorazione.
La sete è un sintomo di disidratazione che si manifesta con il bisogno di bere e può invogliare ad assumere alimenti freschi come frutta e verdura.

Con la stagione calda fare il pieno di frutta e verdura
La maggior parte delle verdure che nascono in questa stagione sono aeree, si sviluppano verso l’alto, verso l’esterno: aglio, basilico, bietole, carote, cavoli cappuccio, cetrioli, cipolle, fagioli, fagiolini, fiori di zucca, indivie, lattughe, melanzane, patate, peperoni, pomodori, piselli, porri, prezzemolo, rape, ravanelli, rosmarino, rucola, salvia, scalogno, sedano, spinaci, taccole, valeriana, zucche, zucchine.
C’è poi la frutta: albicocche, amarene, angurie, banane, ciliege, fichi, fragole, fragoline di bosco, lamponi,meloni, mirtilli, more, pere, pesche, prugne, ribes, uvaspina.
Ovunque é un tripudio di colori e profumi. E’ tempo di caricarsi di vitamine per affrontare l’inverno, le carote, i peperoni danno tutto il betacarotene che serve per abbronzarsi. I frutti e le verdure estive sono colmi d’acqua al contrario di quelli tipicamente invernali, perché la natura sa di cosa abbiamo bisogno sotto il sole cocente dell’estate.
Per reintegrare i sali dispersi con la sudorazione, è consigliabile di intensificare l’uso delle prugne umebosci che inoltre riescono a rinfrescare molto meglio di tante bibite commerciali.

Fonte: Crema Web

La dieta di Courtney Love

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Courtney Love pare che abbia perso oltre 18 chili in tre mesi mettendo un lucchetto al suo frigorifero.

La star quarantaquattrenne dopo aver bloccato il frigo ha dato la chiave alla sua governante chiedendole di aiutarla a rispettare la dieta.
“Mi trovavo a un evento di beneficenza” – ha raccontato all’edizione inglese della rivista Grazia – “e il mio amico Sting mi ha chiesto perché non facevo qualcosa per cambiare la mia immagine. Stavo per iniziare il lavoro su un nuovo album e mi sentivo in vena di esperimenti. Ho iniziato a fantasticare su come sarebbe stato essere magra.”
“È stato duro, come abbandonare le droghe”. Il regime dietetico di Courtney prevede due milkshake che sostituiscono la colazione e il pranzo; pesce e verdure a vapore per la cena. La dieta ha aiutato la cantante a perdere 23 chili da Natale fino a raggiungere il peso di 62 chilogrammi.
La Love ha dichiarato di non avere intenzione di dimagrire ancora e ha ammesso che ingrassa solo a sentir dire dalle sue amiche di Hollywood che hanno bisogno di dimagrire.
Ha raccontato: “Ero fuori a cena con Gwyneth Paltrow e Drew Barrymore e Gwyneth ha detto ‘Sono grassa’, stavo per risponderle ‘Taci, sei fantastica, ti bacerei!’ La prima volta che ho incontrato Gwyneth sono stata davvero scortese con lei perché ero gelosa. Mi sentivo inadeguata.
E poi conclude: “Non sarò mai una taglia trentotto perché ho l’ossatura robusta. E anche una testa abbastanza grande, quindi non starei bene. Se scendessi sotto ai 54 chili sarebbe un problema: comincerei a somigliare a una persona con disturbi psichici”.

Fonte: Musiclink